«L’integrazione non si fa nel tunnel»

Confesercenti: allora che sia un luogo aperto a tutti i commercianti
PESCARA. Si ingrossa il fronte del no al mercatino etnico all’interno del tunnel della stazione. Dopo quello del centrodestra, della Confcommercio e dei commercianti scesi in piazza giovedì, anche la Confesercenti e i consiglieri di maggioranza Fabrizio Perfetto (Pd) e Massimiliano Pignoli (Scegli Pescara – Lista Teodoro) chiedono alla giunta Alessandrini di fermare i lavori e rivedere il progetto. La proposta è di integrare gli ambulanti all’interno degli otto mercati settimanali e nelle altre aree mercatali della città. «I mercati rionali sono il luogo dove organizzare la vera integrazione fra i commercianti», rimarca il presidente provinciale di Confesercenti Raffaele Fava, «dove i venditori di ogni nazionalità possono condividere spazi ed esperienze. Pensare a un mercato isolato dal resto del tessuto economico è sbagliato. Per questo chiediamo che i lavori vengano sospesi, e in alternativa che si dia immediatamente un’altra connotazione a quello spazio: se mercato deve essere, che sia un mercato di tutti, per tutti i commercianti e non solo quelli di determinate etnie o che vendano solo prodotti etnici. Non può essere il tunnel della stazione il luogo dell’integrazione e non può essere quello lo strumento da adottare».
«Ero contro il mercatino etnico quando era venuto fuori il progetto e lo sono ancora di più oggi, perché così facendo si andrebbe a creare un nuovo ghetto anziché favorire l’integrazione vera», è l’opinione di Pignoli, che chiede di «permettere agli ambulanti africani e di altre nazionalità, di lavorare nei mercati rionali assieme agli ambulanti del nostro Paese» e di «destinare una parte dei 250mila euro alla riqualificazione dei mercati rionali».
«Relegare un’intera comunità in un tunnel ferroviario», stigmatizza Perfetto, «non è la strada giusta per un’amministrazione di sinistra che pone tra i propri capisaldi l’accoglienza e la piena integrazione delle minoranze con il territorio. La ghettizzazione degli extracomunitari produce un aumento della percezione di insicurezza e non contribuisce alla costruzione di quel modello di città aperta, sicura e multietnica in cui crediamo».

