L’INTERVISTA

2 Agosto 2016

MONTESILVANO. In uno dei miei weekend pescaresi ho avuto finalmente modo di visitare la Fondazione Zimei, fondata dai tre fratelli Zimei nel 2014 per dare continuità all'opera del padre Antonio,...

MONTESILVANO. In uno dei miei weekend pescaresi ho avuto finalmente modo di visitare la Fondazione Zimei, fondata dai tre fratelli Zimei nel 2014 per dare continuità all'opera del padre Antonio, grande architetto e artista di fama internazionale, scomparso nel 2001.Una casa piena di energia nel bel mezzo di una distesa verde sui colli di Montesilvano, alimentata da stimoli, creatività, artisti che ci vivono, vecchi e nuovi amici che si incontrano o si ritrovano, parlano di cultura contemporanea, delle potenzialità di una Terra ricca e saggia come l'Abruzzo, commentano le opere esposte nella grandi stanze. È come immergersi per una sera in una favola moderna.

Sabrina lei è la presidente della Fondazione, nata e cresciuta in Abruzzo.

«Esatto, sono nata ad Atri nel 1982, e cresciuta nel luogo eterotipico per eccellenza: l'hotel!

Cosa ha studiato?

«Sono architetto, ho conseguito un master in Curatela degli eventi culturali e dello spettacolo presso lo Ied di Roma ma, pragmaticamente, nel settore turistico-ricettivo da sempre, insieme ai miei fratelli Katia, avvocato, e Pasquale».

Come nasce la Fondazione Zimei?

«La Fondazione Zimei nasce il 16 dicembre 2014 per volontà di tutta la mia famiglia con la mission di dare continuità ai valori, al pensiero e all'azione di Antonio Zimei, nostro padre. L'intento principale della Fondazione è quello di promuovere l'arte contemporanea e di offrire uno spazio per il dialogo e la sperimentazione dedicato alla valorizzazione ed al sostegno di giovani artisti e curatori, nell'ambito di un articolato programma di attività ed in stretto rapporto con il territorio in cui le aspirazioni individuali e locali incontrino quelle provenienti da altri contesti internazionali per avviare proficue sinergie, collaborazioni e per incoraggiare gli scambi culturali in un ambiente inclusivo, dinamico ed aperto al confronto».

In mostra in questi giorni "Politiche della natura" a cura del Direttore Artistico della Fondazione, Massimiliano Scuderi. Quale messaggio volete che arrivi al pubblico, e al territorio?

(risponde Massimiliano)«Il messaggio della collettiva da me curata nasce dalla convinzione di poter utilizzare le mostre come momento di riflessione sul mondo contemporaneo, essendo convinto che l'arte sempre di più stia diventando la cartina tornasole dell'immaginario collettivo e la creatività sempre più legata a questioni che superano la mera dimensione estetica per toccare questioni delicate come il nostro rapporto con la natura, col potere, con l'identità culturale. E poi si è voluto dare un segnale iniziando da un progetto che parte proprio dalla frana presente in prossimità della sede della Fondazione, come dire dalle criticità si possono liberare energie per il futuro».

Siete riusciti a portare artisti internazionali in Abruzzo, e prossimamente vi aspetta una conferenza con nomi quali Peter Fend che arriverà direttamente da New York. Cosa vi aspettate?

(ancora Massimiliano) «Come direttore artistico della Fondazione ho concepito il programma e le mostre, che ne sono una diretta emanazione, su alcuni aspetti legati al rapporto tra contesto locale e istanze internazionali. Ho messo a disposizione la mia esperienza avendo potuto dall'inizio elaborare la struttura della fondazione come un sistema multilivello e a scatole cinesi per cui le mostre, i laboratori, le conferenze servono a portare avanti un'idea di ricerca che permetta di intraprendere progetti di varia scala. Quindi le aspettative sono sicuramente legate alla realizzazione di progetti importanti da fare nel territorio, non solo con le forze locali ma in collaborazione con la rete internazionale con la quale personalmente lavoro da anni».

«Partecipazione, condivisione e sostegno» aggiunge Sabrina «la Fondazione è un progetto per il territorio».

Come immagina l'arte nel futuro?

«Viviamo in un momento in cui il mondo si sta sperimentando a livello politico/ sociale/ ambientale/ scientifico, e in cui credo che le ricerche dell'arte contemporanea ci restituiranno una risposta a ciò che sta accadendo. L'arte è uno dei pochi ambiti dell'agire umano di cui non si può predire l'evoluzione futura, dunque, come immagino l'arte del futuro? Potenzialmente tutto.Quel che cambierà, a mio avviso, sarà il nostro approccio fruitivo alle opere, osservarle in silenzio infatti non basta più, si cercano informazioni, curiosità e dettagli. Per questo motivo ad ogni inaugurazione ho ritenuto indispensabile la presenza di mediatrici culturali, preparate ad hoc a rispondere alle domande dei visitatori».

E il futuro dell'Abruzzo?

«L'Abruzzo è un territorio ricco di potenzialità, bisogna impegnarsi a costruire delle occasioni che diano la meritata visibilità alla nostra Regione. Il progetto stesso della Fondazione mira ad un arricchimento della proposta culturale finalizzata alla valorizzazione del territorio».

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