L’invasore della Supercoppa ha rischiato venti frustate

19 Gennaio 2019

Il montesilvanese Mario Ferri, famoso per le sue incursioni, era stato arrestato A salvarlo l’ambasciatore italiano a Riad. «È stata la mia prima invasione social»

MONTESILVANO. «Ero già stato condannato a due settimane di carcere e venti frustate. Se non fosse intervenuto l’ambasciatore italiano a Riad, adesso ero ancora nel carcere di Gedda».
Mario Ferri detto “il Falco”, l’invasore seriale di campi di calcio, è tornato a casa. La sua «prima invasione social, esperienza bellissima» durante la finale di Supercoppa Juventus-Milan è quasi passata inosservata, se il personaggio pubblico montesilvanese non avesse fatto una diretta Instagram poi postata anche su Facebook. Un video che è diventato immediatamente virale sulla sua pagina fb intitolata “Calcio a 360 gradi di ignoranza - mario ferri il falco”. Su quella stessa pagina martedì ha annunciato la sua nuova impresa, sicuramente tra le più difficili.
Poco dopo l’inizio della partita allo stadio King Abdullah Sport City di Gedda, il Falco - “travestito” da calciatore del Milan infortunato - si è lanciato da bordo campo tenendo in mano il suo telefonino e mostrando la sua maglietta da Superman con il messaggio “No to racisme”.
Dopo aver salutato Cristiano Ronaldo, ha battuto il cinque con Bakayoko e poi è stato bloccato dagli uomini della sicurezza. Consegnato alla polizia araba, che nello stadio di Gedda ha una sede con tanto di camere di sicurezza, il montesilvanese è stato trattenuto e praticamente “processato” all’istante.
Luca Ferrari, ambasciatore italiano a Riad, insieme ai funzionari del consolato di Gedda, è intervenuto immediatamente, evitando a Ferri l’arresto e la condanna corporale, ma non l’espulsione dal Paese. «L’ambasciatore ha detto chiaro e tondo ai funzionari di polizia che se mi avessero frustato i rapporti con l’Italia non sarebbero stati più gli stessi», prosegue Ferri. «A mio parere le autorità arabe hanno tenuto conto delle sue parole, anche perché la partita giocata a Gedda è servita a sopire, in parte, le tante polemiche conseguenti allo svolgimento della Supercoppa in Arabia. Sarei dovuto rimanere in vacanza altri quattro giorni, ma giovedì mi hanno messo su un aereo», prosegue il Falco che in due giorni da finto calciatore del Milan ha collezionato più interviste dai giornali e dalle tv arabe che in dodici anni di invasioni di campo.
La tuta bianca con lo stemma rossonero ha infatti aperto tutte le porte a Mario Ferri, anche quelle dell’hotel scelto vicino allo stadio. E bastava uscire dall’albergo per essere circondato da tifosi che facevano i selfie e da giornalisti sportivi che lo riempivano di domande sulla sfida contro la Juventus di Ronaldo. Con un inglese non certo ortodosso, il Falco ha parlato dei suoi “compagni di squadra” Higuain e Cutrone e della necessità di tenere sotto controllo Dybala e Cristiano Ronaldo. E le interviste sono andate regolarmente in onda.
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