L’Italia siede all’Onu «La nostra voce per la Siria e la Libia»

Un anno nel Consiglio sicurezza, Gentiloni: pace e sviluppo Sarà il Mediterraneo la priorità del governo in politica estera
ROMA. «L’Italia da oggi nel Consiglio di sicurezza dell’Onu. Più forte la nostra voce per sviluppo sostenibile, pace, impegno globale sui migranti». Il premier Paolo Gentiloni saluta con un tweet e con uno scatto d’orgoglio l’ingresso per un anno dell’Italia nell’organo che ha «la responsabilità principale del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale», secondo la previsione dell’articolo 24 dello Statuto delle Nazioni Unite. Domenica l’Italia ha assunto la presidenza del G7 e ieri è entrata come membro non permanente nel Consiglio di sicurezza dell’Onu di cui avrà la presidenza nel mese di novembre. Sempre dal 1° gennaio l’Italia è entrata anche nella trojka dell’Osce di cui guiderà il gruppo di contatto sul Mediterraneo. E sarà proprio il Mediterraneo la priorità in politica estera che il neo premier ed ex ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ritiene debba essere seguita con attenzione perché sia sul fronte sicurezza che su quello economico è proprio dalla sponda Sud del Mediterraneo che possono giungere le principali minacce.
Il ruolo dell’Italia nel G7 e all’Onu, ha garantito Gentiloni durante la conferenza stampa di fine anno, «sarà quello di sempre, il Paese che conosciamo, fermo nei valori di libertà e democrazia, grande contributore delle coalizioni e missioni internazionali dall’Iraq all’Afghanistan ma soprattutto partner fondamentale nell’Unione europea e nella Nato». Questo non vuol dire trascurare la difesa degli interessi nazionali ove venissero messi in discussione. Lo ha spiegato bene il presidente del Consiglio quando ha ricordato che «è necessario che l’Italia, nella sua politica estera, abbia fermi i parametri Europa-alleanza atlantica, ma abbia anche molto chiara la necessità di tenere da conto il nostro interesse nazionale. E per noi, per la nostra sicurezza e la nostra economia, quello che conta è appunto la centralità del Mediterraneo».
Nel Consiglio di sicurezza dell’Onu l’Italia potrebbe avere un ruolo di riequilibrio nella questione israelo-palestinese. Il nostro Paese, ha annunciato Gentiloni, cercherà di «rimettere la questione al centro dell’agenda delle Nazioni Unite». Perché non si può consentire «al terrorismo di matrice islamica di appropriarsi del conflitto palestinese, che nasce con un’altra storia». Occorre, invece, puntare alla soluzione due popoli, due Stati e, per questo, «l’annuncio di nuovi insediamenti non aiuta così come non aiuta isolare Israele nei consessi internazionali». Un ruolo nelle Nazioni Unite l’Italia potrebbe averlo anche per la crisi siriana dal momento che, come ha ricordato il premier, l’accordo che ha portato a un cessate il fuoco in Siria, sulla base della collaborazione tra Russia e Turchia, è «fragile» e un punto di caduta credibile per la soluzione del conflitto siriano può essere mediato solo nella sede delle Nazioni unite. Il messaggio dell’Italia è che la soluzione passa per l’apertura di un negoziato che veda una transizione gestita dall’Onu. Ma il G7 sarà l’occasione per raggiungere soprattutto due obiettivi: ribadire la centralità del Mediterraneo e rilanciare nuovi rapporti con la Russia. Che il “mare nostrum” sia una priorità della politica estera italiana, Gentiloni lo ha sottolineato tante volte. Dal Mediterraneo per l’Italia arrivano opportunità e rischi ed è anche per questo, «per la nostra economia e la nostra sicurezza», che il governo vuole mantenere alta l’attenzione della comunità internazionale sulla questione dei migranti e sulle tante crisi aperte nell’area dalla Libia, all’Iraq, alla Siria. (g.r.)
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