L’ordinanza fantasma svelata dall’inchiesta City

Un’intercettazione carpita nell’indagine sull’affare della nuova sede della Regione alimenta i sospetti della procura: l’atto del sindaco potrebbe essere stato falsificato
PESCARA. Ci sarebbe un’intercettazione, carpita in un’altra indagine, a raccontare cosa è successo davvero nel Comune di Pescara tra il 28 luglio scorso, quando una rottura della fogna in via Raiale ha mandato in mare 30 mila metri cubi di liquami con un picco di colibatteri che hanno inquinato l’acqua, e il 3 agosto, giorno in cui il mare è tornato pulito ed è stata protocollata e subito revocata l’ordinanza del divieto di balneazione. Gli inquirenti sarebbero in possesso di una conversazione in cui si parla dell’ordinanza firmata dal sindaco Pd Marco Alessandrini e della sua trafila contestata. Un dialogo che sarebbe stato ascoltato per caso nell’inchiesta sull’affare da 42 milioni di euro della City con 14 indagati, compresi l’ex sindaco di Forza Italia Luigi Albore Mascia e l’ex assessore Marcello Antonelli, entrambi consiglieri di opposizione che hanno chiesto le dimissioni del sindaco proprio per l’ordinanza fantasma.
Un indagato. La telefonata ha alimentato i sospetti della squadra mobile e della procura visto che c’è già un indagato per il presunto reato di falso: si tratta del superdirigente comunale Tommaso Vespasiano, braccio operativo del sindaco. Sospetti che ruotano intorno alla data dell’atto: per gli inquirenti, l’ordinanza 428 potrebbe essere stata retrodatata solo per mettere a tacere le polemiche politiche.
Chi ha parlato? Secondo la versione del sindaco, nelle interviste e nell’audizione durante la seduta della commissione regionale di Vigilanza di mercoledì scorso, l’ordinanza è stata redatta sabato primo agosto, a seguito della rottura della fogna, e non è stata né protocollata né resa pubblica perché «sulla base dei precedenti e dei contatti con la comunità medico-scientifica, avevo la ragionevole certezza che subito sarebbe tornata la balneabilità». Infatti, il 3 agosto, i dati dell’Arta hanno dimostrato un ritorno alla normalità. E lo stesso 3 agosto, l’ordinanza è stata protocollata ma subito disapplicata in quanto il mare era tornato balneabile. Ma l’accusa suppone che l’ordinanza sia stata compilata proprio il 3. Un dubbio che si fonderebbe sulla telefonata. Ma chi è stato a parlare? Nessuno lo rivela perché l’indagine è riservata, ma gli indagati nell’inchiesta sulla City sono 14: oltre ad Albore Mascia e Antonelli, ci sono i tecnici del Comune di Pescara Gaetano Silverii, Emilia Fino, Lanfranco Chiavaroli ed Enrico Iacomini, i rappresentanti regionali Antonio Sorgi, Pierluigi Caputi, Mario Pastore, Carla Mannetti (tutti accusati di abuso d’ufficio) e gli imprenditori Marco Sciarra dell’Iniziative immobiliari srl e Giovanni Pagliarone dell’Imar (ditta attualmente in concordato preventivo omologato dal tribunale di Pescara), il direttore dei lavori architettonici Mario D’Urbano e il direttore dei lavori per le opere strutturali Carlo Galimberti (accusato di abuso edilizio). Per ora, è possibile fare solo ipotesi ma è probabile che gli inquirenti abbiano incrociato un dialogo ritenuto decisivo che dimostrerebbe le commistioni tra la parte amministrativa del Comune e la parte politica.
Risposte in 15 giorni. L’indagine sull’ordinanza fantasma è ai primi passi ma non passerà troppo tempo prima di una svolta: entro 15 giorni, al massimo, potrebbero arrivare le risposte dai computer e dai telefoni sequestrati a Vespasiano e al capo di gabinetto del sindaco, Guido Dezio che non è indagato ma soltanto considerato una persona informata sui fatti. Un consulente tecnico passerà al setaccio i documenti e controllerà il file dell’ordinanza per capire se ci sono discordanze di date o no.
Affare La City. È ormai chiaro che l’indagine sull’ordinanza mai resa nota è nata, quasi per sbaglio, dall’indagine sulla City. Politici, dirigenti regionali e comunali, imprenditori sono indagati per l’operazione dell’edificio bloccato nell’area dell’ex fornace Tinaro che dovrebbe ospitare la nuova sede della Regione Abruzzo. Un’operazione avviata nel 2010, quando la Regione dell’allora governatore di Forza Italia Gianni Chiodi ha pubblicato il primo bando per cercare una nuova sede già pronta, e che la giunta Pd del presidente Luciano D’Alfonso sta continuando a portare avanti.
Stesso numero. Gli avvocati degli indagati ci hanno messo poco a capire che ci sarebbe un punto di incontro tra La City e l’ordinanza di Alessandrini: il numero di procedimento sarebbe lo stesso e poi le pm che coordinano le due indagini sono le stesse, Anna Rita Mantini e Mirvana Di Serio.
L’altro filone. E sul mare sporco c’è anche un’altra indagine, in mano a forestale e capitaneria di porto, puntata sull’inquinamento: l’inchiesta, coordinata dal pm Andrea Papalia, mira a ricostruire i perché di 5 mesi di rotture della fogna fino al maxi sversamento di fine luglio.
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