«L’ospedale di Penne torni un’eccellenza»

Dopo il corteo sindaci e associazione incontrano l’assessore Verì
PESCARA. Un’area della regione che negli ultimi anni è stata privata di tutto è scesa in strada ieri per chiedere di salvare almeno il diritto alla salute sancito dalla Costituzione. Un diritto calpestato negli ultimi anni, mettendo a rischio la vita degli abitanti dei comuni vestini e di quelli teramani della Val Fino, che afferiscono all’ospedale San Massimo.
Più di 200 persone, guidate dall’associazione Salviamo l’ospedale di Penne e dai sindaci che hanno indossato la fascia tricolore, hanno ieri manifestato a Pescara per chiedere la riclassificazione del San Massimo da ospedale di zona disagiata a ospedale di base con pronto soccorso. Una richiesta che il presidente dell’associazione Nicola Spoltore e il sindaco di Penne Mario Semproni, accompagnati dai sindaci e dagli amministratori di Collecorvino (presente il presidente della Provincia Antonio Zaffiri), Loreto Aprutino, Farindola, Montebello di Bertona e Villa Celiera, hanno rivolto all’assessore regionale alla Sanità Nicoletta Verì, che in tarda mattinata ha ricevuto una folta delegazione nella sala giunta di piazza Unione. Alla riunione ha partecipato anche il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri. Presenti anche i consiglieri regionali Vincenzo D’Incecco e Domenico Pettinari.
«I nostri paesi non hanno autostrade, non hanno strade veloci... non hanno neanche le strade, franate», ha esordito Spoltore, «A soccorrerci c’è soltanto un’ambulanza medicalizzata che impiega quasi un’ora ad arrivare all’ospedale di Pescara. Bisogna fermare il turn over e riclassificare l’ospedale». Il sindaco di Penne, con l’assessore Emidio Camplese, ha chiesto all’assessore di capire i motivi che hanno portato un’eccellenza della sanità abruzzese «a fare questa fine». Gli altri interventi hanno sottolineato come nel 1995 l’ospedale di Penne contava 175 posti letto e aveva eccellenze come la Radiologia, il Punto nascite, la Ginecologia, la Pneumologia, la Radiologia e il centro per la cura tumori del fegato. I pennesi conoscono nomi e cognomi di presidenti di Agenzia regionale, presidenti di giunta e assessori che hanno decretato la fine di un’eccellenza «che ancora oggi, nonostante tutto, fa ancora numeri buoni. Numeri che sono stati nascosti e truccati per rovinare il San Massimo».
L’assessore ha spiegato che lei è già intervenuta sul ministero non solo per chiedere un accompagnamento alla realizzazione del nuovo Piano sanitario, ma anche sul Comune di Pescara, per risolvere il problema dell’elisuperficie attualmente inutilizzabile dall’elicottero del 118, e della carenza del personale: 200 le assunzioni alla Asl appena firmate. «Distruggendo gli ospedali dell’interno hanno reso inefficiente anche l’ospedale di Pescara, che non ce la fa a sopportare il peso di 320 mila abitanti», ha detto la Verì. «Le passate amministrazioni non si sono mai basate sul fabbisogno reale, ma su parametri nazionali. Ma la sanità non si può ridurre a un numero». Quindi l’impegno a lavorare insieme, in un tavolo dove tutte le problematiche verranno discusse con la massima partecipazione. Per dare un futuro ai cittadini delle aree interne ai quali sono stati negati diritti fondamentali.

