L’ospedale dice addio a Manuela

Ambulanze e colleghi schierati per l’ultimo saluto all’infermiera
PESCARA. Preghiere e palloncini bianchi per l’ultimo saluto a Manuela Sacchini, l’infermiera del 118 morta dopo una malattia a 43 anni. Ieri pomeriggio, poco prima delle 16,30, il carro funebre diretto al cimitero ha fatto tappa davanti all’ospedale di Pescara, dove Manuela ha lavorato al pronto soccorso, in rianimazione e poi al 118. In tanti, pur con le limitazioni legate alla pandemia, hanno voluto esserci e, per dirle addio, il 118 e diverse associazioni hanno schierato le ambulanze lungo via Paolini, comprese pattuglie di polizia e carabinieri. Le preghiere di don Mario Probi hanno scandito i pochi minuti di questo commiato, davanti alla bara su cui erano sistemate la casacca del 118 e la foto della 43enne. Le sirene che Manuela ha sentito tante volte mentre era in servizio, questa volta sono state accese per lei, e i colleghi hanno liberato in cielo palloncini bianchi. «Ciao Manuela, ciao», ha detto don Mario davanti a parenti e colleghi dell’infermiera, tra cui Alberto Albani, Enrico Di Sigismondo e Vincenzino Lupi del dipartimento Emergenza Urgenza e del 118. Poi due lunghi applausi per la donna che, nonostante la malattia, nella fase iniziale ha continuato a lavorare e poi, dopo il viaggio in America sempre sognato con l’adorata nipotina, era stata costretta a fermarsi. Progettava di tornare al suo posto. (f.bu.)

