La Baker Hughes licenzia, sciopero

I dipendenti della multinazionale del petrolio chiedono il rinnovo della cassa integrazione, a rischio 98 posti di lavoro
CEPAGATTI. Hanno scioperato e manifestato ieri davanti ai cancelli dell'azienda i lavoratori della multinazionale americana Baker Hughes, colosso mondiale nel settore dei servizi per l'estrazione del petrolio. Lo stato di agitazione è stato dichiarato da Cgil, Cisl e Uil per i licenziamenti che potrebbero scattare nei prossimi giorni, dal 26 agosto in poi, nel complesso industriale. Dei 178 dipendenti della storica sede abruzzese, di fronte al casello autostradale di Villanova, ben 98 rischiano di restare senza occupazione per gli esuberi annunciati dal management russo che gestisce le filiali italiane della compagnia.
La trattativa sulla procedura di mobilità, aperta a giugno, condotta al Ministero del Lavoro si è conclusa con la manifestazione di volontà da parte dei vertici aziendali, piombata come un fulmine a ciel sereno al vertice romano del 17 agosto, di imboccare la strada dei licenziamenti. Decisione che oltre ad aver raffreddato i rapporti con le organizzazioni sindacali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, che invece contavano nella proroga della cassa integrazione per riorganizzazione aziendale, procedura ben vista anche dal Ministero, fa temere che nel piano industriale del gigante petrolifero made in Usa possa comparire nei prossimi mesi una voce relativa allo smantellamento della sede di Cepagatti dopo 34 anni di attività. Un timore comprensibile alla luce dei dati sull'andamento occupazionale nella filiale: i dipendenti erano 350 circa fino al 2013, praticamente dimezzati in tre anni, ne resterebbero in servizio poche decine se malauguratamente dovesse passare la linea dei licenziamenti.
Una paura che serpeggia tra i lavoratori anche per lo stato di crisi generale che si registra in Abruzzo nel comparto, in particolare dopo lo stop alle nuove estrazioni petrolifere nell'Adriatico e alle campagne referendarie contro le piattaforme in mare.
Un incontro decisivo per la vertenza Baker Hughes ci sarà giovedì, nella sede Confindustria di Pescara. In attesa, la compagnia si è impegnata a non inviare le lettere di licenziamento. «Continueremo a batterci per la cassa integrazione, per crisi o per riorganizzazione», spiegano i sindacalisti Carlo Petaccia (Cgil), Giovanni Cordesco (Uil) e Stefano Di Crescenzo (Cisl). « Vogliamo anche sondare l'effettiva volontà dell'azienda sul futuro di questa sede». Presente al sit-in davanti alla Baker Hughes anche Donatino Primante, segretario interregionale Abruzzo-Molise della Femca Cisl, che ha posto l'accento sull'importanza di avere in Abruzzo le direzioni delle aziende petrolifere, un settore che si va via impoverendo e che conta attualmente sui 1500 dipendenti, la metà rispetto a qualche anno fa.
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