LA BELLEZZA DELL’ABRUZZO DEI TRATTURI

9 Luglio 2014

TURISTI INGLESI SULLE ANTICHE VIE DEI PASTORI LO SCRITTORE RUMIZ: «LA NOSTRA STORIA È LÌ»

Per la prima volta un tour operator inglese ha incluso nei suoi programmi un viaggio sulle antiche vie di transumanza partendo da Pescasseroli. Ne parliamo con Paolo Rumiz, scrittore e giornalista di Repubblica, autore del libro “La leggenda dei monti naviganti” (Feltrinelli), ispirato ai tratturi e all’Abruzzo interno. Incontriamo Rumiz durante le celebrazioni del centenario della Grande Guerra, al suo spettacolo a Rovereto (Trento) nel giorno dell'anniversario dell'attentato di Sarajevo, ma trova il tempo per parlare di Abruzzo. L'occasione è il viaggio compiuto da un gruppo di turisti inglesi e canadesi sui tratturi, le "autostrade" delle pecore utilizzate fino agli anni Cinquanta dai pastori per condurre le greggi a svernare in Puglia. Per la prima volta, un tour operator anglosassone, Kudu Travel, ha incluso nei suoi programmi un tour legato a questi luoghi, grazie a Ecotur, compagnia di guide di Pescasseroli (www.ecotur.org), che da una decina d'anni si dedica alla riscoperta di questi antichi cammini di transumanza come moderne vie di turismo alla riscoperta dell'autentica Italia rurale.

«Sono entusiasta di questo interesse da parte del turismo straniero. Ma non mi meraviglia», esordisce Rumiz. «Gli stranieri sono molto più sensibili ai richiami della natura vera, e nelle loro vacanze cercano questo».

Benché ci sia chi da anni si dedica alle riscoperta di queste strade, ben pochi turisti italiani le conoscono e le percorrono.

«L'Italia è così. Anch'io nel mio ultimo viaggio sul Po ho incontrato solo stranieri. Purtroppo l'italiano è figlio di un'altra cultura, sente il fascino della città e fugge la campagna. Sbagliando. Perché è nei territori agresti che c'è l'Italia più bella. Forse è anche una fortuna che certe terre siano un po' dimenticate, così restano intatte. Ma io penso che l'Italia debba darsi una mossa e ritornare alla natura. Siamo un Paese di pastori dove non ci sono più animali al pascolo o quasi. L'Abruzzo lo sa bene: in pochi anni la sua vocazione pastorale, il suo tesoro naturale e ancestrale che era rappresentato dalle pecore, è quasi scomparso. L'Italia, l'Europa hanno fatto di tutto per sradicare un patrimonio fantastico, invece di proteggerlo».

Ora arrivano i turisti stranieri su queste antiche vie.

«Gli stranieri amano la storia e cercano le radici più di noi, che invece rifiutiamo il passato. Eppure la memoria è il nostro bene più prezioso e ci servirebbe per non ripetere gli errori del passato. Come per il terremoto dell'Aquila: continuiamo a dimenticarci di essere un territorio sismico, quindi non facciamo nulla per prevenire. Così la politica ha buon gioco per agire in emergenza, che è lo strumento più facile per agevolare il malaffare».

Che cosa l'ha affascinata dell'Abruzzo?

«Mi ha colpito lo spartiacque montano, fra due mari, che ho sentito molto più forte di quello sulle Alpi. Questo contrasto tra l'influsso delle correnti di altura e del Mediterraneo, che provoca incredibili nevicate. Poi ho sentito forte la cultura familiare, centrata sulle donne, rappresentata da queste cucine calde e accoglienti dove ci si rintana. Ma anche dalle Madonne, molto più al centro della religione di quanto sia Gesù Cristo. E poi sono rimasto estasiato da questo allungarsi, nei posti più incredibili, di conche pianeggianti a vocazione pastorale ma anche fortemente sismiche. Nelle quali ho sentito inquietante l'agguato di Persefone, la dea degli Inferi».

Nei suoi libri parla molto dei tratturi.

«Incredibili vie verdi, traboccanti di natura, di odori, di reminiscenze di quel che era l'Italia di solo pochi anni fa. Dove ancora ci sono animali al pascolo, dove si va in alpeggio, dove le bestie non stanno in stalle puzzolenti ma brucano libere nei prati. Un modo alternativo di muoversi e di conoscere l'Italia. Lo aveva capito anche Annibale, che scelse la viabilità tratturale per sorprendere i Romani, le cui strade non coincidevano con queste vie in quota, tracciate in epoche antichissime e utilizzate dai pastori. Queste strade sono il simbolo evidente dell'antitesi fra il mondo del Sannio e quello che è seguito, perciò servono a guardare il nostro mondo da punti di vista originali, a volte sorprendenti. Servono a farci aprire gli occhi su quello che conta, su questa Italia nascosta, eppure bellissima».

Alessandra Beltrame

©RIPRODUZIONE RISERVATA