La collina continua a scivolare su 60 case

13 Dicembre 2016

MOSCIANO SANT’ANGELO. Non è stato avviato ancora nessun intervento di messa in sicurezza del fronte franoso in Contrada Marina di Mosciano Sant’Angelo, nonostante le numerose sollecitazioni dell’ammin...

MOSCIANO SANT’ANGELO. Non è stato avviato ancora nessun intervento di messa in sicurezza del fronte franoso in Contrada Marina di Mosciano Sant’Angelo, nonostante le numerose sollecitazioni dell’amministrazione comunale. Poco o nulla è cambiato in due anni, quando, dal novembre 2013 presero avvio le eccezionali precipitazioni che hanno provocato lo smottamento a valle di un’ampia parte della collina, costringendo il Comune a far evacuare in totale 5 abitazioni. Il movimento franoso, che non si è ancora fermato, coinvolge un grande insediamento abitativo che ospita 60 famiglie: ad oggi sono una decina le persone sfollate.

A dicembre 2014 c’era stato il sopralluogo da parte del presidente Luciano D’Alfonso e dell’allora capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli, poi a febbraio era stato annunciato un incontro a Roma, per discutere della situazione. «Per la messa in sicurezza del versante franoso c’è una linea di finanziamento con un progetto in lista nel piano regionale», ha detto il sindaco Giuliano Galiffi, «Si tratta di un milione e mezzo per l’intervento, che al netto delle spese si ridurrebbe a circa un milione o poco più. Dovremmo rientrarci, ma ancora non c’è».

L’altro problema riguarda i contributi per permettere l’autonoma sistemazione delle 5 abitazioni evacuate dopo la frana di Contrada Marina. «È stato emanato un decreto a livello nazionale per rimborsare le somme. Per quattro case gravemente lesionate è stata chiesta la delocalizzazione, in un caso hanno optato per il recupero dell’abitazione», ha detto il primo cittadino, «Il contributo totale è di circa 960mila euro: nel dettaglio 187mila euro per ogni abitazione che dev’essere distrutta, più 10mila euro per la demolizione. Per la casa da mettere in sicurezza, invece, 150mila euro. Si tratta di un’ammissibilità massima per il contributo che hanno disposto di dare, ma fino alla concorrenza delle risorse nazionali, sperando che non sia di meno».

Ma Galiffi resta preoccupato e ricorda che «la frana non si ferma e prima si interviene per la messa in sicurezza di tutto il versante, prima verrà scongiurato il pericolo per qualche altro immobile».

Chiara Di Giovannantonio

©RIPRODUZIONE RISERVATA