La convivenza forzata causa liti

Parla Di Federico, rappresentante degli amministratori di condominio: «I vicini non si scelgono»
PESCARA. Le liti nei condomini? Spesso è l’amministratore a dover fare da mediatore ma non sempre è possibile riportare la calma tra gli inquilini. E se un tempo si discuteva maggiormente «per questioni di antipatia o comunque per divergenze caratteriali, ora le liti sono più incentrate sul rispetto della legge e sul riconoscimento dei diritti, visto che ci si informa maggiormente su questi aspetti». Qualsiasi sia la causa scatenante delle liti, le «frustrazioni» che si registrano nei palazzi sono la conseguenza diretta di «una convivenza forzata». Perché i vicini di casa «non si scelgono» e ci si ritrova nello stesso fabbricato con persone sconosciute, magari con una «personalità opposta» alla propria. A parlare è Arianna Di Federico, presidente regionale dell’Unione nazionale amministratori d’immobili (che rappresenta circa 300 amministratori), referente anche per Pescara.
«La casa», dice dopo l’omicidio di due giorni fa, «è l’ambiente principale di ogni persona, quello in cui si trascorre la maggior parte della vita e quello su cui si investe di più. Della casa si ha una particolare cura, un particolare interesse e anche una certa protezione. È per questo che le liti degenerano facilmente», prosegue Di Federico. Ma l’episodio di mercoledì fa pensare che dietro «un gesto così estremo ci sia un vissuto particolare», osserva la rappresentante dell’Unai.
Generalmente i conflitti tra condomini si gestiscono nelle assemblee. In quella sede «l’amministratore fa da gestore degli animi, anche se non può comportarsi da sceriffo. A volte i rapporti sono molto tesi ma la stessa tensione si registra, ormai, anche in altri tipi di rapporti, ad esempio quelli di coppia, come racconta la cronaca». L’intervento dell’amministratore, a livello di mediazione, avviene e «può riuscire quando si parla di gestione delle parti comuni. Noi possiamo proporre delle soluzioni», dice Di Federico, «ma quando si esula dalle parti comuni e c’è un rapporto tra due privati non possiamo fare più di tanto. È bene, comunque, essere presenti, prevenire, ascoltare le richieste dei condomini e cercare delle soluzioni, prospettarle. Così si possono mitigare sul nascere delle questioni che poi rischierebbero di degenerare. E si può intervenire già alle prime avvisaglie se si è presenti costantemente e disponibili», conclude Di Federico spiegando che gli amministratori «subiscono una formazione costante e devono rispettare, nell’Unai, un codice deontologico».
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