La coppia arrestata per droga torna libera

Il giro di spaccio tra Montesilvano e Città Sant’Angelo, ragazza confessa: la cocaina era solo mia
MONTESILVANO. Sono tornati in libertà in conviventi Fausto Manente, 46 anni, e Mariana Petre, 40 anni, arrestati all’alba del 15 aprile scorso con l’accusa di spaccio di droga. I due conviventi erano stati arrestati, in carcere, insieme a un’altra persona che viveva con loro, Marilena Daniela Ceronica, 26 anni. I tre erano stati arrestati nell’indagine sull’attentato al circolo privato El Hueco di Città Sant’Angelo: indagando su un incendio doloso risalente al 9 gennaio 2015, i carabinieri hanno scoperto anche un giro di droga.
Durante l’interrogatorio di garanzia, Ceronica ha confessato che gli altri due non c’entrano con lo spaccio e che non ne sapevano niente. È per questo che il gip Nicola Colantonio ha rimesso in libertà i conviventi, Manente, difeso dall’avvocato Carlo Di Mascio, e Petre, difesa dall’avvocato Maurizio Russi.
La confessione della ragazza è stata determinante: il suo racconto ha fatto riaprire le porte del carcere per Manente e Petre che sono tornati a casa. Secondo il gip, non ci sono prove che i due sapessero dell’attività di spaccio messa in atto da Ceronica. Un’attività redditizia: sopra a un comò della camera da letto sono stati trovati più di 15 mila euro in contanti e, nel garage dell’abitazione, 80 grammi di cocaina. I carabinieri hanno scoperto altra droga nel negozio gestito dai conviventi: nel negozio c’era un panetto di hascisc e altri 16 grammi di cocaina, con il materiale per il confezionamento delle dosi e un apparecchio per realizzare il sottovuoto. Manente e Petre, però, non erano a conoscenza degli affari di Ceronica: i conviventi hanno raccontato agli inquirenti che era Ceronica a gestire il magazzino e la merce presente nel garage. E lei ha confermato.
Secondo il giudice, quindi, «la mera coabitazione», senza altri elementi di riscontro, «non può costituire indizio univoco idoneo a dimostrare il concorso nel reato da parte di Manente e Petre». Pertanto, «gli indizi attestano, allo stato, che Ceronica deteneva un quantitativo non modesto di sostanza stupefacente che, proprio per il dato ponderale, per la suddivisione in dosi e per la stessa confessione resa in udienza, era certamente destinato allo spaccio. Tali elementi fanno emergere la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza a carico di Ceronica. Di contro, preme segnalare che gli indizi sono insufficienti per dimostrare la partecipazione al fatto di Manente e Petre: circostanza che impone il rigetto dell’istanza cautelare».
A Ceronica, difesa sempre dall’avvocato Russi, sono stati concessi gli arresti domiciliari nella casa della madre a Loreto.

