«La cosa più cara che ho è la pistola comprata con Ale»

Junior Insolia intercettato dai carabinieri parla di continuo di armi, raccontando anche l’affare con l’amico “Nerino”
PESCARA. «Fratello’, qua la cosa più cara che ho è di Alessandro, è mia e di Alessandro. Questa cosa qua, perché questa cosa ce la siamo comprata insieme io e Alessandro. Se ti devo dire la verità ci ho messo più io che lui, io ci ho messo 800 e lui 500... è importante per me... mi volevo levare tutte le armi, ma questa è mia e sua e non la leverò mai... i fucili li ho levati... poi c’ho un altro fucile mo che devo vendere, almeno 500 euro ce li vorrei prendere... è automatico però... spara 4-5 colpi a ripetizione questi qua...».
È l’11 maggio scorso, e a parlare dentro la macchina con F.S., mentre maneggiano una pistola calibro 9,21 è Junior Insolia, amico di Alessandro Neri, il 28enne trovato morto, ucciso con due colpi di pistola calibro 7,65, l’8 marzo scorso a Fosso Vallelunga. Ad ascoltare la conversazione, come tante altre in quei mesi, sono i carabinieri del Nucleo investigativo diretti dal tenente colonnello Massimiliano Di Pietro che stanno indagando sull’omicidio del giovane pescarese. Ma quel riferimento alle armi, importante perché definisce i rapporti, non solo di amicizia, ma anche di affari, tra Insolia e Neri, non è l’unico che emerge. Dalle intercettazioni trapela un mondo dove minacce e intimidazioni sono all’ordine del giorno e le armi, pistole e fucili che si vedono o di cui si parla, sono l’aspetto più inquietante. Anche rispetto alla droga, che i presunti protagonisti dello spaccio chiamano «briscola» o «bianca» quando si riferiscono alla cocaina, e «sigarette» per l’hascisc. Gli investigatori lo dicono: a margine dei livelli gerarchici della filiera di distribuzione dello stupefacente delineati dalle indagini (ai vertici si sarebbe Flaviano Spinelli, da cui si riforniscono Junior Insolia, Lapenta e la moglie Giulia Spinelli, mentre De Sanctis collabora per lo smercio) a impressionare è «l’aggressività e la pericolosità dei fratelli Insolia, non solo connessa alle dinamiche relazionali tipiche dei traffici di droga ma anche ad altri contesti, ad esempio le lesioni e l’intimidazione a mano armata in danno di Arcangelo Spinelli per fargli riparare un’auto precedentemente venduta a Junior Insolia». È il 21 aprile 2018 quando Junior Insolia chiama quest’ultimo, col nomignolo di “Mamò” e gli ripete insistentemente: «Mi ridai i soldi della macchina? Mi devi dire solo sì o no. Me li ridai 2.250 euro? Ci vediamo fra un po’». Poi riattaca e sbraita. «Mo metto fuoco a tutto mo so cazzi vostri. Cinque minuti dopo chiama un amico: «a Zi accompagnami un attimo a prendere la pistola (...)». E mentre sale in macchina per andare con il fratello Yordan, dall’amico che gliela custodisce a Villa Raspa, Junior ripete: «Mo li spacco, mo vi sparo». E poco dopo ancora lui riferisce al fratello e a un altro amico in macchina, del confronto avuto con Spinelli: «Mamò mi si è messo in ginocchio... ci dobbiamo giocare la vita per 2000 euro? Io me la gioco di andare carcerato, mo te lo dico va... Per sta macchina di merda ci dobbiamo sparare? Vale 2000 euro la tua vita? Tua moglie, tuo figlio, valgono 2000 euro? Vedi tu». Armi usate come minaccia anche il 19 giugno 2018 quando Junior Insolia va sotto casa di De Sanctis, del quale secondo gli investigatori si serve per lo smercio di stupefacenti. Al telefono gli dice: «Christian senti... lo senti?» (si sente scarrellare una pistola, «Christian senti il ferraccio (...) ti devo scarrellare due botte? Dammi un po’ di soldi». Pistola che qualche ora dopo diventa argomento di conversazione con il fratello Yordan. Il quale al telefono con Junior, dalla macchina gli dice: «Ci stanno quelli dell’omicidio di Alessandro... i carabinieri della squadra omicidi qua sotto stanno in giro... mi ha guardato tre quattro volte pure a me». E Junior: «La pistola dove sta?». Yordan: «Dentro la macchina». Della pistola Junior Insolia si continua a preoccupare quella stessa sera alla vigilia del suo viaggio in Calabria, per andare sulla tomba dell’amico Alessandro. E a Lapenta dice: «Mo sono rimasto scoperto il posto per que’... te la posso lasciare un paio di giorni... non so dove cazzo lasciarla tre giorni». Ma Lapenta non si mostra disponibile e poco prima dell’unadi notte i due fratelli riescono a darla in custodia a un altro.
Però, come raccontano le intercettazioni di poche settimane dopo, Insolia si preoccupa che non lo sappia la moglie: «Nemmeno mia moglie lo deve sapere non lo deve sapere quando caccio questo qua (pistola)». Ma almeno per come parla lui, ne maneggia parecchie di armi, come emerge da una conversazione del 9 luglio. Con un amico parla di una pistola a tamburo e dice: «Io ne avevo due, una così e una semiautomatica... una grigia cromata col manico... dopo ho un’altra è una nove per ventuno, sempre calibro 22».

