La fossa dei leoni della Strapaesana

21 Luglio 2018

Il ricordo di Tonino Massacesi: «C’era la fila anche per scavalcare il muretto»

PESCARA. «Lasciate ogni speranza, o voi che entrate». Qualcuno aveva scomodato perfino la porta d’ingresso dell’Inferno di Dante per descrivere come chi oltrepassasse le linee da gioco del campo Rampigna avesse ben poche possibilità di uscirne imbattuto. Se gli eroi della Strapaesana pescarese sono ricordati ancor oggi, molto lo si deve alla leggenda del loro impianto di casa. Il Rampigna, appunto, ribattezzato la fossa dei leoni, e non soltanto per la forza dei calciatori dell’epoca, ma anche per il calore dei tifosi che gremivano gli spalti della struttura sorta tra le sponde del fiume Pescara, vicino alle fortezze della città, dove prima c’era un deposito di vernici.
«C’era la fila anche per scavalcare il muretto ed entrare senza pagare il biglietto. Poi fecero dei buchi sul lato della strada che costeggiava il Circolo canottieri e tutti si fermavano a guardare partite e allenamenti», racconta Tonino Massacesi, in arte “la Malizia”, che al Rampigna ci ha giocato con la mitica Federici prima di essere segnalato per un provino con la Juventus, dove fu scartato per il suo fisico esile. «Avevo fatto girare la testa a Trapattoni e Salvadore, ma non mi presero per l’altezza. Allora calciatori come Maradona e Giovinco non avrebbero avuto possibilità di mettersi in mostra». Il Pescara degli anni ’40 era uno squadrone temuto da qualsiasi avversario. Elementi come Creziato, Mincarelli, Romagnoli, D’Albenzio, D’Incecco, Brandimarte, Melatti, Fabiani, Guarnieri, De Angelis, Ventura, Di Marco, Maturo, Lacorata, Di Santo e Tontodonati, guidati dal campione del mondo Mario Pizziolo e dal primo presidente della storia biancazzurra Angelo Vetta, facevano impazzire la folla del Rampigna. Lo spirito della Strapaesana, che comprendeva atleti essenzialmente pescaresi, fu rotto da una campagna di mercato che privilegiò l'acquisto di calciatori bolognesi (Rinaldi il più talentuoso) e dal campionato misto di serie A e B in pieno dopoguerra, il Delfino si ritrovò a militare in Quarta Serie e Promozione Interregionale. Tutto fino al drammatico spareggio con la Reggina del 27 maggio 1956: il Pescara perse 2-0 e mancò la possibilità di ritornare in serie C. Ormai c’era l’esigenza di calcare il nuovo stadio Adriatico, inaugurato nel dicembre del 1955 con un’amichevole tra Pescara e Como davanti a 12mila spettatori. Il Rampigna rimase in dote alle varie squadre cittadine. Ursus, Mezzanotte, Federici, Delta e Santandriese sono alcune delle formazioni dilettantistiche che continuarono a infiammare il pubblico a suon di derby mozzafiato, con partite no stop il sabato e la domenica dalle 9 del mattino. Negli anni ’80 il campo del Rampigna era ormai ridotto ormai a una risaia avviato verso il declino.