La incatena alla sedia e la picchia: arrestato

4 Maggio 2018

L’uomo bloccato mentre fuggiva: in auto cacciavite e spranga. In carcere anche un marito violento già fermato due volte

PESCARA. Due arresti in poche ore. Di due uomini che si sono trasformati in orchi nei confronti delle donne che dicevano di amare. Sono finiti entrambi in carcere. E si conclude così, almeno si spera, una parentesi di vita atroce per le donne che li hanno avuti al proprio fianco.
Uno dei due arrestati, che ha perfino legato la compagna con una catena e se l’è presa con la madre della donna, è accusato di maltrattamenti contro familiari e conviventi e lesioni personali aggravate. È stato anche denunciato per porto di oggetti atti ad offendere. Quando è stato fermato aveva un cacciavite di 14 centimetri nascosto sotto il tappetino dell’auto e una spranga di ferro con delle punte sporgenti alle estremità. Gli uomini della squadra volante lo hanno bloccato dopo la segnalazione al 113 della madre della madre della compagna dell’uomo. Una coppia in crisi, dicono dalla questura ricostruendo l’episodio. La donna voleva lasciarlo e spesso si è rifugiata proprio a casa della madre, che è stata a sua volta minacciata e picchiata, tanto da dover andare in ospedale. Dopo l’Sos al 113, la Volante, diretta da Paolo Robustelli, ha rintracciato la compagna dell’uomo violento. L’ha trovata in un bar, dove si era rifugiata, mentre il compagno cercava di far perdere le tracce. Nel giro di poco è stato individuato, bloccato, e portato in questura, per gli accertamenti e poi l’arresto. La sua compagna, in stato di shock, era ferita, aveva lesioni al volto, ai polsi e alle braccia, per cui è stata soccorsa dal personale del 118, condotta in ospedale per accertamenti e dimessa con una prognosi di 21 giorni: ha delle fratture alle ossa nasali e delle contusioni, oltre ad un trauma al cranio e al viso. Ha preso coraggio e ha raccontato tutto alla polizia, parlando delle minacce, dei pestaggi e delle vessazioni psicologiche a cui è stata sottoposta. La ferocia dell’arrestato nei confronti della malcapitata ha raggiunto il picco nei giorni scorsi, la notte tra il primo e il 2 maggio, quando l’ha legata ad una sedia usando una catena. E lo dimostrano i segni che la donna porta ancora addosso, ai polsi, e la catena che la polizia ha recuperato a casa dell’uomo. La vittima non è la prima ad aver conosciuto i suoi metodi brutali: nel 2016 nei confronti dell’uomo era stato emesso un ammonimento del questore di Pescara per i maltrattamenti nei confronti della compagna di allora. Ma i suoi modi sono rimasti gli stessi.
Il secondo arrestato, anche questo eseguito a Pescara, ha riguardato un romeno di 46 anni, Dorin Iliuta Jiaun. È stato rintracciato nella zona della stazione dagli uomini dell’Arma di San Valentino ed è finito in carcere su disposizione del giudice per le indagini preliminari. I fatti di cui deve rispondere sono avvenuti ad Abbateggio dove ha maltrattato la moglie. Il 24 marzo è stata lei a chiedere l’intervento dei carabinieri della compagnia di Popoli, coordinati dal maggiore Antonio Di Cristofaro. E quell’intervento è servito ad allontanare fisicamente il 46enne dall’abitazione di famiglia. Ma è passato poco tempo e l’uomo si è fatto di nuovo vivo. Il 14 aprile la donna è stata oggetto delle sue attenzioni morbose. L’uomo, infatti, si è presentato in casa (vuota) e si è nascosto sotto al letto, armato di coltello. Rientrando la vittima si è accorta che qualcosa non andava e ha chiesto aiuto ai carabinieri. Arrivando sul posto i militari di San Valentino e Caramanico hanno individuato il 46enne, lo hanno disarmato e arrestato in flagranza per violazione di domicilio ed è stato condannato a sei mesi di reclusione, con la sospensione della pena, per cui è tornato subito libero. Ora, però, è arrivato il provvedimento di arresto per l’episodio del 24 marzo, ed è stato condotto al carcere di San Donato.
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