La Marchegiani e il fioretto per Luciano

31 Marzo 2015

PESCARA. La notte dell’arresto di Luciano D’Alfonso l’ha passata in lacrime, Paola Marchegiani, all’epoca consigliere e oggi assessore. E’ lei la sostenitrice più appassionata di “big Luciano”, la...

PESCARA. La notte dell’arresto di Luciano D’Alfonso l’ha passata in lacrime, Paola Marchegiani, all’epoca consigliere e oggi assessore. E’ lei la sostenitrice più appassionata di “big Luciano”, la donna da sempre al fianco di D’Alfonso per cui quella notte fece un fioretto, provare anche lei un po’ di sofferenza, scegliendo di infliggersi una penitenza per dimostrare vicinanza a D’Alfonso: non indossare più scarpe chiuse ma solo infradito, anche d’inverno e con la neve. Per anni il politico ha rispettato quel “voto” rotto alla prima assoluzione nel 2013 anche se ormai, come racconta, «mi sono abituata a indossare scarpe aperte». Perché quel fioretto? «Perché mi chiesi: cosa posso fare per soffrire anch’io un po’ come lui? Così pensai che avrei dovuto sentire freddo e dal 2008 non ho più calzato scarpe chiuse». In questi anni, l’assessore alla Cultura ha indossato infradito sotto il cappotto, con la neve e con il ghiaccio. «Ricordo la visita a una tomba etrusca a Viterbo», racconta, «era tutto ghiacciato e si scivolava. I miei amici mi dicevano di mettere le scarpe che tanto non mi vedeva nessuno, ma rispettai il fioretto». In famiglia, come racconta, l’hanno chiamata la «vedova», «perché ho sofferto tanto», dice, «e avevo il bisogno di sentire il nome di Luciano pronunciato nell’aula consiliare. Forse ho rasentato il ridicolo ma è stato il mio modo in questi anni di affermare la mia totale adesione all’innocenza di Luciano su cui non ho mai dubitato». (p.au.)