La marineria: subito la riforma del fermo

5 Maggio 2020

Il presidente degli armatori Scordella: avanziamo crediti dallo Stato dal 2018, mai visto un centesimo

PESCARA. Dopo due mesi di fermo, la marineria pescarese è tornata in mare. C'erano mille paure, ieri notte, perché i fondali sono insabbiati ma è andata «meglio del previsto, grazie all'alta marea», dice Francesco Scordella, presidente dell'Associazione Armatori Pescara. «Le barche hanno toccato i fondali, ma poi sono uscite», ha raccontato ieri mattina. Oggi, invece, si saprà se il rientro, nella notte, è avvenuto tranquillamente o se, invece, ci sono stati dei problemi come è accaduto la settimana scorsa al peschereccio di Lucio Di Giovanni, "Maria Teresa", che si è incagliato proprio tornando in porto. La ripresa dell'attività fa riemergere tutti i problemi e, inevitabilmente, tutte le vecchie polemiche per questioni irrisolte seppur già sollevate e fatte presente alle istituzioni, come ricorda Scordella. Il rappresentante della marineria (che conta 300 addetti), noto per i toni e i modi sempre concilianti, è un fiume in piena e oggi lancerà il suo grido di allarme anche ai microfoni di una televisione nazionale perché «è finito il tempo di scherzare». «E' uno schifo», dice senza mezzi termini Scordella, pensando in primo luogo ai problemi economici. «Fino a oggi non abbiamo preso un centesimo, e non parlo solo di Pescara, ma avanziamo un credito dallo Stato da due anni, per il fermo del 2018 e del 2019. Avevano annunciato una prima tranche (ma poi perché solo una tranche?) per la fine di aprile, ma non è arrivato niente, mentre la cassa in deroga non è stata concessa a nessuno». Scordella non si sente «tutelato, sicuramente non dal sindacato, ma nemmeno dalle istituzioni», e attacca il ministro e il direttore della Direzione generale della pesca, Riccardo Rigillo, che «andrebbe rimosso. Non si interessano minimamente della pesca. Anzi, durante la pandemia il settore è stato dimenticato da tutti. Abbiamo osservato due mesi di stop per nostra scelta. Per fortuna ci siamo tutelati da soli, perché altrimenti non lo avrebbe fatto nessuno», prosegue Scordella ricordando quanto sia difficile rispettare le precauzioni necessarie per evitare il contagio su un peschereccio. «Siamo stati responsabili, altrimenti avremmo rischiato, e comunque abbiamo avuto la disgrazia di perdere un collega, Mimmo Grosso. D'altronde, a noi chi li fa i tamponi?».
Poi parla del fermo. Ha già chiesto che quello estivo non venga effettuato, dopo i due mesi di blocco per colpa del coronavirus. «Ma nessuno ci risponde. Non rispondono neppure alle sollecitazioni della Capitaneria», dice sempre Scordella che ha rivolto un appello anche al prefetto Gerardina Basilicata. Teme che per lo slittamento del fermo biologico si saprà qualcosa «solo all'ultimo momento». E conclude: «Noi chiediamo solo di lavorare, anche se non si vive con due giorni di lavoro a settimana e non intendiamo scendere in piazza per protestare perché poi rischiamo anche di dover pagare un avvocato, come ci è successo in passato. Vogliamo rispetto e risposte e sollecitiamo una riforma, innanzitutto del fermo, da scrivere con noi, non con il sindacato».