La mascherina protettiva: a cosa serve e come si indossa

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, sarebbe utile soprattutto per isolare i malati e comunque va utilizzata sempre in combinazione con le altre misure di prevenzione consigliate
PESCARA. Indossare una mascherina non ci darà la certezza di non ammalarci del temuto Covid-19: i virus, in genere, possono entrare nell’organismo anche attraverso gli occhi, per esempio, o tramite il contatto con le mani non perfettamente pulite. Le mascherine non sono armature in grado di proteggerci da ogni male. Però, se usate quando veramente servono, possono aiutare. Sono efficaci, e questo è comprovato, nel barrare la strada alle famigerate goccioline da colpo di tosse e da starnuto, che poi sono il mezzo più comune di trasmissione dei virus, e naturalmente anche di questo coronavirus.
Per questo, se si soffre di qualche sintomo compatibile con la malattia, portare la mascherina diventa un modo per proteggere gli altri ed evitare il diffondersi a macchia d’olio del virus. Allo stesso modo, se si deve stare a distanza ravvicinata con qualcuno che potrebbe essere infetto, indossare una maschera potrebbe essere un buon metodo per contrastare il contagio.
Le mascherine, che ormai anche in Italia sono entrate a far parte integrante del nostro “look” quotidiano, diventano davvero indispensabili solo quando si ha a che fare, per lavoro o per la cura dei propri cari, con ammalati acclamati o con persone immunodepresse o debilitate per altre cause.
I DIVERSI TIPI
DI MASCHERINA
Ci sono essenzialmente due tipi di mascherina: quelle chirurgiche e le mascherine di protezione di tipo ffp2 e ffp3, dotate di filtri.
Le più sottili mascherine chirurgiche, disegnate per essere indossate dal personale medico in sala operatoria, sono state create, più che per proteggere chi le indossa, per tenere fuori dal tavolo operatorio eventuali germi patogeni portati in sala da chirurghi e infermieri. Dunque, non sono efficaci al 100% per proteggere dai virus chi li indossa, quanto le persone con cui si viene in contatto. Per di più, sono monouso e bisognerebbe gettarle via dopo ogni utilizzo.
L’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) raccomanda di usare le mascherine chirurgiche solo in combinazione con gli altri metodi di prevenzione. E cioè quelle raccomandate più e più volte dai medici e dai decreti governativi: rispettare la distanza di sicurezza di almeno un metro dalle altre persone; lavarsi frequentemente e accuratamente le mani con acqua e sapone oppure con un gel disinfettante a base di alcool; evitare di toccare occhi, naso e bocca; disinfettare le superfici con le quali si entra in contatto; restare a casa il più possibile.
Le mascherine di protezione, invece, sono disegnate per filtrare la maggior parte delle particelle sospese nell’aria, fino a 0.3 micron di diametro. Sono usate per proteggersi dal forte smog o dal fumo da incendio. Se indossate correttamente, aderiscono perfettamente al viso e riescono a bloccare il 95% delle particelle. Quindi anche quelle goccioline portatrici di coronavirus. Goccioline che misurano dai 0.5 ai 0.2 micron di diametro, secondo un recente articolo della rivista medica The Lancet.
COME INDOSSARE
LE MASCHERINE
Come prima cosa, lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone, oppure gel disinfettante. Per posizionare correttamente una mascherina chirurgica comune, cioè per intenderci quelle piatte di garza pieghettata, innanzitutto bisogna individuare la striscia metallica nella parte superiore e piegarla leggermente. Fatto questo, si posiziona la maschera al di sopra del naso (eventualmente facendola passare sotto le lenti degli occhiali) e si fa passare i due elastici dietro le orecchie, oppure si legano le stringhe dietro la testa, assicurandosi di coprire bene naso, bocca e mento.
La prima cosa da considerare è che, non essendo abituati ad indossare la mascherina, la maggior parte delle persone continua a toccarla, a tirarla su e giù scoprendosi naso e bocca, contaminandola e rendendola così praticamente inutile. Invece, una volta posizionata la maschera, non bisogna più toccarla, se non per toglierla. E anche nel fare ciò, bisogna stare attenti a non toccarne la superficie, ma solo gli elastici laterali, in quanto in teoria potrebbe essere contaminata.
Essendo monouso, se la maschera diventa umida, va tolta e sostituita con un’altra maschera asciutta e non va riutilizzata.
In conclusione, le mascherine non servono tanto alle persone sane, quanto ai malati di coronavirus e a chi si prende cura di loro. Possono proteggere anche gli immunodepressi che sono a rischio di contrarre malattie e più esposti alle infezioni. L’enorme domanda che si è verificata in questi giorni costituisce un problema per l’approviggionamento a chi ne ha davvero bisogno: i medici, gli infermieri, il personale ospedaliero.
La raccomandazione del Governo, quindi, è sempre quello: #iorestoacasa.
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