La Nuova Pescara ora è legge Si risparmierà più di un milione

Con la fusione dei tre comuni nascerà una città di circa 200mila abitanti e una superficie come Bari I dipendenti dei rispettivi Comuni resteranno al loro posto anche se ci sarà una sola amministrazione
PESCARA. A distanza di quattro anni dal referendum in cui i cittadini si sono espressi sulla volontà di appartenere a un unico grande agglomerato urbano, ieri pomeriggio il consiglio regionale ha dato il via libera all’approvazione della legge sulla fusione dei tre Comuni, Pescara, Montesilvano e Spoltore, per la creazione della Nuova Pescara, l’ultimo atto del governatore Luciano D’Alfonso prima delle dimissioni. Da ora, ci vorranno altri 4 anni (2022) o addirittura 6 (2024) per la definizione tecnica e burocratica che porterà all’elezione del primo sindaco e della prima amministrazione della Nuova Pescara. Se così sarà chiamata, a meno che non si deciderà di cambiare il nome del mega centro urbano che nascerà e che incorporerà circa 200 mila abitanti. Precisamente, secondo i dati attuali, 194mila e 100 abitanti così ripartiti: Pescara, 121mila; Montesilvano, 54.100 e Spoltore 19mila.
Immensa la soddisfazione di Carlo Costantini, presidente del comitato del progetto della Nuova Pescara e promotore del referendum svoltosi il 25 maggio 2014. Dalla consultazione ha trionfato il sì con il 64 percento dei voti con un’affluenza del 69,46%. Il responso delle urne ha dato il via libera alla presentazione del primo testo di legge che ha portato ai risultati di oggi. Secondo i calcoli del comitato promotore, la fusione porterà «un risparmio, in termini di spese della politica, di circa 1 milione e 300mila euro l’anno», però sono dati del 2014.
«Questa fusione è solo l’inizio di un percorso», argomenta Costantini, «il primo passo di crescita ed espansione che dovrà coinvolgere altre municipalità che dovranno unirsi alla Nuova Pescara». A caldo, il “padre” del progetto di fusione delle tre identità, analizza: «Pescara è una città da sempre caratterizzata da grande dinamismo. Nel 1973 fu definita da Mario Pomilio “la città della perpetua fuga in avanti”. A distanza di 45 anni, grazie al voto del Consiglio regionale, questa previsione si è ulteriormente avverata e la città si è davvero rimessa in fuga verso il futuro. Montesilvano è un grande agglomerato sostenuto da un fiorente terziario e Spoltore, fino al 1927 appartenuta alla provincia di Teramo, solo nel 1947 si è separata da Pescara con cui era unita dal 1928, quindi ha già alle spalle una storia di fusione».
Secondo Costantini, ci vorranno «da 4 a 6 anni, tra il 2022 e il 2024, prima che verosimilmente i cittadini potranno scegliere il sindaco e il consiglio comunale della Nuova Pescara. Ma, indipendentemente dai tempi, la fusione rappresenta un caso unico in Italia per dimensione della popolazione e dei territori interessati. Nascerà una città di circa 200mila abitanti con oltre 20mila imprese e con una superficie territoriale pari quasi alla città di Bari».
Questa nuova dimensione consentirà alla Grande Pescara di «coltivare con sempre maggiore autorevolezza l’ambizione di diventare il capoluogo economico del medio Adriatico, per via della sua posizione centrale, della sua vicinanza alla capitale e della enorme dotazione infrastrutturale della quale è già dotata». In sostanza «maggiore sarà autorevolezza con la quale la nuova città potrà ambire a finanziamenti nazionali ed europei, maggiori saranno le prospettive di crescita e di sviluppo del suo tessuto economico e produttivo, da sempre caratterizzato da una grande capacità di cogliere queste opportunità. Oggi la competizione non è più solo tra imprese, ma sopratutto tra i sistemi territoriali, perché solo in presenza di servizi di qualità e di infrastrutture, gli investitori e gli operatori economici decidono di stabilirsi in un territorio».
Tra i vantaggi per i cittadini, la possibilità di avere «un unico interlocutore per gli asili, le scuole, i servizi e tutto il resto. Il traffico, il verde, le infrastrutture, la crescita urbanistica, saranno viste superando le logiche localistiche che non hanno più senso di esistere, così come non esistono i confini fisici tra le tre città». I dipendenti dei tre Comuni resteranno al loro posto, a meno che non chiederanno il pensionamento: «Non esiste la parola licenziamento nel processo di fusione. I dipendenti dei tre Comuni potranno unirsi e, opportunamente riorganizzati, rendere i servizi migliori».
Nello studio di fattibilità ( visionabile sul sito http://www.pescaramontesilvanospoltore.it) commissionato nel 2013 (e pubblicato online nel 2014, quindi da aggiornare) dal comitato promotore della fusione ad un ricercatore dell’università D’Annunzio che lo ha realizzato, sono elencati dettagliatamente i dati riguardanti i costi dei servizi (mense, illuminazione, nettezza urbana, viabilità, impianti sportivi, le risorse umane) dei tre Comuni, i compensi mensili di sindaci, consiglieri e assessori, gli stralci della Costituzione sulle modifiche territoriali.

