la nuova sfida

ROMA. Oggi Matteo Renzi verra’ incoronato segretario del Pd dall'assemblea nella quale, dopo il successo alle primarie, l'ex premier conta 700 delegati su mille. Ma la vera sfida del leader dem è...
ROMA. Oggi Matteo Renzi verra’ incoronato segretario del Pd dall'assemblea nella quale, dopo il successo alle primarie, l'ex premier conta 700 delegati su mille. Ma la vera sfida del leader dem è quella per il paese ed i sondaggi. L’ultimo, quello pubblicato dal Corriere che indica un sorpasso del Pd su M5S, da forza ai pasdaran renziani che spingono per il voto anticipato. «Quando non litighiamo i risultati si vedono, pensiamo al paese non alle polemiche», è il senso del discorso dell'ex premier.
Ma il suo appello all'unità interna rischia di essere subito azzoppato: Andrea Orlando ha infatti espresso i suoi dubbi sulla riconferma di Matteo Orfini alla presidenza perchè la vede come una scelta unilaterale del segretario e non condivisa con gli altri. Quanti si aspettano che Renzi sciolga alcuni nodi contingenti, come l'empasse sulla legge elettorale, rimarranno delusi. Per tracciare il «nuovo inizio» della sua segreteria, l'ex premier evita di impantanarsi in temi che considera politichesi e lontani anni luce dai bisogni delle persone. L'ex premier si rivolge alla «grande comunità» del Pd per chiamarla ad «un'occasione strepitosa»: andare tra la gente e parlare dei problemi quotidiani, il lavoro, la casa, la scuola.
E spiegare il lavoro del Pd al governo e in Parlamento «perchè se una cosa abbiamo sbagliato nei mille giorni - sostiene Renzi - è che le nostre riforme sono sembrate calate dall'alto». Un errore che il leader vuole evitare di ripetere, come dimostra la marcia indietro sulla legittima difesa dopo le critiche e le ironie sui social. E' chiaro che l'obiettivo della campagna renziana è far trovare il Pd pronto, quando si andrà al voto, a sconfiggere «i populisti». «L'alternativa al populismo è il popolo», è il messaggio che l'ex premier manda ai delegati nel giorno della grande sfida francese, nella quale Renzi vede nella vittoria di Macron un alleato prezioso per cambiare l'Europa.
Un discorso che vuol essere concreto e lontano dalle polemiche quotidiane e riflettere le priorità dei prossimi mesi di Renzi, molto concentrato, anche attraverso la piattaforma Bob, a sfidare quelli che considera gli unici rivali alle politiche: M5S.
Una battaglia “uno contro uno” anche secondo i sondaggi: gli ultimi pubblicati danno di nuovo il Pd in crescita rispetto alle settimane della scissione e del caso Consip. «Primarie condivise e incapacità assoluta M5S di amministrare le città fanno crescere il Pd, oggi primo partito», esulta il capogruppo alla Camera, Ettore Rosato. L'unità del partito, dopo l'addio di Bersani e D'Alema, è l'auspicio di Renzi. «Per me non c'è maggioranza e minoranza, c'è solo il Pd», è la mano tesa del leader ad Andrea Orlando e Michele Emiliano.
Ma sugli assetti interni si rischia la prima frattura: non tanto nella scelta di Maurizio Martina vicesegretario che ha corso in ticket con Renzi alle primarie - e sembra confermato anche Lorenzo Guerini - ma sulla riconferma di Matteo Orfini alla presidenza. «E' un passo indietro rispetto alla scelta compiuta nella prima segreteria, ci vorrebbe un presidente di garanzia», sostiene Andrea Orlando che, secondo le percentuali delle primarie, avrà 212 delegati in assemblea. Dubbi che potrebbero spingerlo ad astenersi sulle nomine interne mentre Michele Emiliano, che ieri ha battezzato la nuova corrente 'Fronte Democratico', potrebbe dare fiducia al segretario.

