La Porta del Mare? Ai pescaresi piace, ma nell’area di risulta

29 Gennaio 2020

I cittadini riabilitano il progetto del 1993 di Franco Summa: in piazza Primo Maggio bloccava la visuale, bene la stazione

PESCARA. Una nuova Porta del mare a Pescara? Sì, ma sull’area di risulta, di fronte a corso Umberto, in linea con l’orizzonte marino.
Contestata, detestata o amata, la Porta del mare di Franco Summa è di sicuro indimenticata. L’installazione colorata del Maestro, scomparso quattro giorni fa all’età di 81 anni, è entrata nel cuore dei pescaresi. Al punto che la città sarebbe di nuovo disposta ad accoglierla, ma non in piazza Primo Maggio, dove era stata innalzata nel 1993 e subito smontata da polemiche politiche e proteste dei cittadini che lamentavano l’oscuramento della visuale del mare, a causa dei suoi 18 metri di altezza.
Due giorni fa l’avvocato Angela Summa, nipote dell’artista nato in via Cadorna e vissuto in via D’Annunzio dove si trova la sua casa museo, ha rivelato al Centro che il desiderio dello zio era quello di «innalzare la sua creatura sull’area di risulta con l’obiettivo di riqualificare la zona» della stazione che a viaggiatori e turisti appare talvolta come un biglietto da visita sbiadito da degrado e noncuranza. Il luogo prescelto dall’artista è quello accanto al vecchio treno, nella zona del terminal. Davanti, si stende il profilo di corso Umberto fino all’orizzonte marino. La Porta del mare, come Summa l’aveva pensata, è quella che accoglie il turista, gli apre le porte della città e lo conduce, attraversando corso Umberto, fino a quel mare che lo scultore tanto amava.
Ai pescaresi interpellati dal Centro la proposta piace e Summa avrebbe gradito, dopo essere stato bersagliato per anni da polemiche e scontri sulle sue opere controverse e provocatorie. Oggi la Porta, che Summa stava già rielaborando sulla base di un nuovo progetto che prevedeva l’uso di materiali di metallo al posto del compensato marino utilizzato per la prima versione, potrebbe rinascere grazie all’intervento della Fondazione Franco Summa, attualmente diretta da Ottorino La Rocca.
Antonio Iacovone, originario di Poggio Sannita in Molise, è pescarese da quattro anni. Conosce l’opera del Maestro e ritiene «giusto rispettare la volontà dell’artista. Il monumento era bello a vedersi con tutti quei colori e se non fosse reinstallato sarebbe un’occasione attrattiva persa per la città. Chi scende dal treno verrebbe accolto da questa monumentale opera che si affaccia sulla città, le polemiche di schieramento non hanno senso perché l’arte non ha colori politici». Iacovone propone anche «l’installazione di un busto di D’Annunzio in piazza Salotto». Bruno Camplone, 25 anni, rampollo della storica famiglia pescarese, la ritiene «la scelta migliore per rivalutare questa zona, a patto che non impegni la viabilità: di traffico, il commercio cittadino ha bisogno». Troppo giovane «per aver mai visto l’opera dal vivo, però mi piace molto».
Caterina Innamorati, 78 anni, impiegata in pensione, sorride entusiasta: «La scultura era bella, impattante con quei colori sgargianti, ma certo in piazza Primo Maggio interrompeva la visuale del mare. Qui, invece, avrebbe il significato più vero: quello dell’accoglienza, dell’apertura alla città. È la posizione giusta».
Troppe due opere di altrettanti autori importanti, la Porta del mare di Franco Summa e la Nave di Pietro Cascella (costruita nel 1987) una accanto all’altra: «o l’una o l’altra» dicono Anna De Blasio, Giuseppina Di Blasio, Luigi Di Davide e Vincenzo Rossi: «Sono entrambe troppo importanti, quindi meglio dislocarle in luoghi diversi. Bella è l’idea di reinstallare la Porta sull’area di risulta che sarebbe perfetta riqualificarla con parcheggi sotterranei e, perché no, un teatro. Chiudere e smantellare il Pomponi è stato un delitto, si potrebbe ricostruire».
Emilio Di Venanzio, 76 anni di San Valentino (figlio del fotografo Tonino) ricorda un «modellino di Cascella simile alla Nave di Summa, ma non so quale progetto sia nato prima. Comunque Pescara vanta una tradizione delle “porte”, l’opera di Summa era amata dai pescaresi. Ma i monumenti devono essere progettati per essere eterni». Giulia F.,Daniele P. e Francesca S., studenti del Bellisario, non conoscono la Porta del mare, ma del Maestro, ex docente del Misticoni, hanno sentito parlare: «Le opere d’arte ci devono essere, arricchiscono il valore della città».
La voce contraria è quella di Francesco Micolitti, originario di Loreto e vissuto a Detroit (Usa) che boccia l’opera: «A me non piaceva, era ingombrante e senza nessun valore artistico. Meglio la Nave».
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