La presidente degli infermieri: «Pescaresi, venite a proteggervi»

PESCARA. Sempre in prima linea. Gli infermieri continuano a essere protagonisti della lotta al coronavirus, non solo in corsia ma anche nella campagna vaccinale e nello screening di massa, in corso...
PESCARA. Sempre in prima linea. Gli infermieri continuano a essere protagonisti della lotta al coronavirus, non solo in corsia ma anche nella campagna vaccinale e nello screening di massa, in corso in diversi comuni della provincia. Per tutti parla Irene Rosini, che è presidente dell'Ordine delle professioni infermieristiche di Pescara (gli iscritti sono 2550) e anche coordinatrice infermieristica nel reparto di Rianimazione dell'ospedale Spirito Santo.
Che momento è, da quando è cominciata la pandemia?
«E' un momento che ne racchiude in sé diversi. E' cioè è il momento dell'attesa, perché si annuncia la terza ondata, ma anche delle vaccinazioni e infine dello screening, che ha fatto registrare un'adesione notevole da parte dei cittadini, di cui siamo soddisfatti. Con le vaccinazioni, poi, si comincia a vedere la luce in fondo al tunnel, e di questo non possiamo che essere felici».
Durante il lockdown si è parlato di voi come eroi, così come dei medici, per l'impegno e il carico di lavoro. Questa fase com'è, per voi?
«L'impegno resta gravoso perché il carico di lavoro legato ai ricoveri è notevole. Ma siamo impegnati anche sul fronte dello screening (la nostra adesione è stata volontaria) e abbiamo registrato un riscontro molto positivo, anche da parte degli studenti, nelle scuole. Al pattinodromo mi ha fatto tenerezza vedere le mamme venire a fare il tampone con i bambini. Chi si sottopone al test ci dà una mano, noi la viviamo così».
Che cosa insegna la pandemia, nel vostro lavoro?
«Ci ha fatto conoscere lo spirito di gruppo, che è stato molto di aiuto per combattere questa malattia. Abbiamo affrontato insieme problemi, ansie, attacchi di depressione e momenti in cui si pensava di non farcela. Ora, speriamo tornino gli abbracci, la vita di una volta, di cui sentiamo la mancanza. La paura accompagna tutti, perché il virus ci ha cambiato la vita, ma c'è anche un grande desiderio di normalità che ci accomuna ai cittadini».
Vi siete dati una scadenza temporale ipotetica?
«No, nessuna scadenza, anche perché il vaccino è su base volontaria. Io spero che aderisca il numero più alto possibile di cittadini, perché consentirebbe di tornare alla normalità più in fretta. Di certo bisogna continuare a fare sacrifici ancora due o tre mesi, il tempo delle vaccinazioni. E nel frattempo si dovrebbe pensare a sensibilizzare la popolazione a vaccinarsi, visto che in questa fare il Covid sta colpendo anche persone più giovani».
Quali sono le questioni professionali irrisolte emerse con la pandemia?
«Sicuramente, questa esperienza ha messo in luce come il servizio sanitario regionale oggi abbia urgentemente bisogno di investire su risorse infermieristiche stabili per potenziare i servizi domiciliari, territoriali e di emergenza, per rispondere ai bisogni di cura dei cittadini con fragilità e migliorare gli accessi ospedalieri, garantendo una risposta immediata alle esigenze della popolazione che in questi mesi si è dovuta scontrare con il congelamento dei servizi e con un ulteriore allungamento delle liste di attesa. La politica deve mettere gli infermieri in condizione di partecipare già dalla fase di programmazione e pianificazione dei piani di assistenza territoriale e ospedaliera, all’interno di una équipe realmente multiprofessionale, e di ricoprire un ruolo centrale e autonomo nello sviluppo di nuovi modelli organizzativi. Non possiamo essere meri spettatori ed esecutori, siamo stanchi di essere considerati api operaie e soldati semplici. Vogliamo il giusto riconoscimento dalle istituzioni, in cui crediamo, iniziando anche dalla costituzione dei Dipartimenti delle professioni sanitarie, presenti negli atti aziendali e mai istituiti».
Mancano i vaccinatori e, nello stesso tempo, contestate la mancata vaccinazione degli infermieri liberi professionisti che potrebbero far parte della "forza lavoro" in campo.
«Spero che le istituzioni includano al più presto nell’immunizzazione gli infermieri liberi professionisti che operano sul territorio. A oggi non hanno ricevuto alcuna priorità nell'essere vaccinati (perché non sono dipendenti), ma così si espongono al rischio di infezione senza tutele e, di fatto, sono in stand by rispetto al bando della Protezione civile per reclutare personale».

