La Procura: «Le tante omissioni sono la causa della tragedia di Rigopiano»

Il processo d’Appello-bis a Perugia. Così Sottani ribadisce le richieste dell’accusa: «Gravi responsabilità di Regione, Provincia e Comune. Ai funzionari regionali spettavano le attività di pianificazione per prevenire il rischio valanghe»
PERUGIA. «L’insieme delle omissioni regionali, provinciali e comunali ha inciso in modo determinante sul tragico esito, contribuendo a creare le condizioni che hanno portato alla morte delle 29 vittime». Parte da qui il procuratore generale di Perugia Sergio Sottani che il giorno dopo l’udienza dedicata alla requisitoria in replica del sostituto procuratore generale della Corte d’Appello di Perugia Paolo Barlucchi nell’Appello bis della tragedia di Rigopiano, ribadisce le richieste e la posizione dell’accusa.
E mentre già domani l’aula Affreschi sarà animata dalle repliche delle difese, è ora è all’11 febbraio che punta l’accusa che con il procuratore generale fa una sintesi dei motivi che hanno portato a ribadire le richieste di condanna per nove dei dieci imputati e una assoluzione, per il funzionario regionale Sabatino Belmaggio.
LA REGIONE
Secondo la Procura generale nel giudizio di rinvio a seguito della decisione della Cassazione, «emergono gravi responsabilità di funzionari della Regione Abruzzo (Carlo Giovani, Carlo Visca, Emidio Primavera, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci, ndr) cui spettavano le attività di pianificazione prescritte dalla legge per la prevenzione del rischio valanghivo, in particolare la mancata realizzazione della Carta di localizzazione del pericolo valanghe che, se tempestivamente adottata come previsto dalla legge regionale sin dal 1992, avrebbe impedito la costruzione dell’hotel Rigopiano, o ne avrebbe impedito l’utilizzo invernale se fosse intervenuta dopo la sua costruzione».
LA PROVINCIA
In secondo luogo, scrive Sottani, «nella gestione dell’emergenza neve sono emersi gravi responsabilità dei responsabili del settore viabilità della Provincia di Pescara (Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio ndr), che non sostituirono per tempo la turbina sgombraneve di cui si era rotto il cambio il 6 gennaio 2017, appositamente prevista proprio per il tratto Penne – Rigopiano dal Piano emergenza neve da loro adottato, così esponendo l’hotel all’isolamento nei giorni di pericolo valanghivo, e che omisero di chiedere l’intervento dei mezzi dell’Anas che avrebbero potuto raggiungere l’hotel consentendone l’evacuazione prima del distacco della valanga».
IL COMUNE
«Altrettante responsabilità», puntualizza il procuratore generale, «gravano sul sindaco di Farindola e del tecnico comunale (Ilario Lacchetta ed Enrico Colangeli ndr), che omisero di aggiornare il Piano comunale di Emergenza proprio con riferimento al rischio valanghivo, come prescritto dalla legge, e come fu reiteratamente indicato e caldeggiato dalla Regione Abruzzo». Secondo la Procura generale, «nella giornata del 17 gennaio, il sindaco, responsabile locale di Protezione civile, omise di adottare l’ordinanza di sgombero dell’hotel Rigopiano e di chiusura della strada di accesso a partire da quando fosse stato possibile liberarlo dalle condizioni di isolamento in cui si trovava già dalla mattina».
Nella requisitoria dedicata alla posizione del Comune, la Procura generale ha ricostruito un quadro «di omissioni gravi da parte del sindaco di Farindola e del responsabile dell’Ufficio tecnico». E spiega: «Il 17 gennaio il bollettino Meteomont segnalava pericolo valanghe di grado 3–4, con previsione di grado 4 per i giorni successivi. Nonostante questo e nonostante l’elevato rischio di isolamento dell’hotel, il sindaco non emanò l’ordinanza di sgombero, né quella di limitazione della circolazione verso Rigopiano. Anzi, nel pomeriggio accompagnò personalmente alcuni turisti alla struttura, che fu raggiunta dai mezzi sgombraneve della Provincia non solo per far scendere i clienti che avevano concluso il loro soggiorno all’hotel Rigopiano, ma anche per farne salire degli altri, quando al contempo che i cittadini limitassero gli spostamenti in auto alle sole esigenze eccezionali».
UN INSIEME DI OMISSIONI
In conclusione, scrive il pg Sottani, «l’insieme delle omissioni di pianificazione del rischio valanghivo da parte della Regione, delle omissioni nell’aggiornamento al rischio valanghivo del Piano comunale di Emergenza, la carenza di mezzi adeguati per la viabilità provinciale e il mancato coordinamento con Anas da parte della Provincia, la mancata tempestiva adozione delle ordinanze sindacali di sgombero dell’hotel Rigopiano e di chiusura della relativa strada di accesso, esposero colpevolmente quanti si trovavano e quanti fecero accedere all’hotel all’isolamento proprio nelle ore in cui la valanga minacciava di staccarsi dal Monte Siella. L’insieme di tali omissioni, regionali, provinciali e comunali ha inciso in modo determinante sul tragico esito, contribuendo a creare le condizioni che hanno portato alla morte delle 29 vittime».
CONCLUSIONI CONFERMATE
Sulla base di tali premesse e dall’analisi delle singole posizioni, la Procura generale nell’udienza di lunedì ha dunque confermato le precedenti conclusioni già evidenziate nella requisitoria del 17 novembre scorso, a accezione della posizione del funzionario regionale Sabatino Belmaggio per il quale è stata chiesta l’assoluzione. Domani le repliche delle difese. Poi, l’11 febbraio, la sentenza.
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