La procura studia le carte e prepara l’appello

23 Maggio 2023

Bellelli e i sostituti Papalia e Benigni avevano chiesto condanne per 151 anni: ricorso entro 45 giorni

PESCARA. La procura di Pescara, dopo il deposito delle motivazioni della sentenza di Rigopiano che di fatto non ha accolto la tesi accusatoria (con la richiesta di 151 anni di reclusione) proposta dal procuratore Giuseppe Bellelli e i sostituti Andrea Papalia e Anna Benigni, si trincera dietro un "no comment" totale. Nessuna dichiarazione prima di aver vagliato in ogni sua parte la decisione del giudice, Gianluca Sarandrea. Ma già a febbraio, dalla lettura del dispositivo in aula, la pubblica accusa aveva intuito, forse anche nei particolari giurisprudenziali, quali sarebbero state le motivazioni generali riportate in sentenza. È logico che, così come d'altronde il procuratore Bellelli aveva anticipato al Centro, la pubblica accusa proporrà appello, entro 45 giorni, contro tutte quelle assoluzioni. Nella sua nota diffusa qualche ora dopo il dispositivo, il procuratore aveva scritto che «il contraddittorio nel rispetto delle regole processuali, la dialettica tra accusa e difesa, la complessità delle questioni affrontate in tema di cooperazione colposa nel reato, prevedibilità ed evitabilità dell'evento e dovere di impedirlo, giudizio controfattuale nella causalità omissiva, hanno portato ad una sentenza che la procura della Repubblica non condivide in gran parte e che verosimilmente impugnerà nei capi assolutori, così come proporranno appello i difensori degli imputati condannati». Una dichiarazione che evidenzia proprio i temi centrali posti da Sarandrea nei suoi motivi di sentenza. «La sentenza», afferma invece l'avvocato Sergio Della Rocca, che insieme al collega Giandomenico Caiazza assiste l'ex prefetto Francesco Provolo, «è entrata nel merito delle attività compiute dalla Prefettura conformandone lo svolgimento dal 16 gennaio e la presenza nelle riunioni di tutti i soggetti qualificati per gestire l'emergenza (enti locali, forze dell'ordine, Anas e autostrade). Rimane, come a tutti, il dispiacere per la tragedia». Il difensore riporta anche una considerazione fattagli dal suo assistito che: «Dalla lettura delle motivazioni della sentenza si sente sollevato dal peso e dalle ripercussioni che le accuse, sempre respinte, hanno avuto sul piano professionale e personale».
Anche l'avvocato Goffredo Tatozzi, uno dei difensori del sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, esprime il suo «apprezzamento per la ricostruzione giudiziale, totalmente aderente alle prove in atti, come pure alle abbondanti risultanze delle indagini difensive. Dissentiamo», aggiunge il legale, «solo da una porzione delle sue conclusioni in diritto, ma per il resto lodiamo una attività di ricostruzione dei fatti finalmente aderente alla realtà storica e pienamente consapevole dell'impegno speso dal sindaco in quei giorni». (m.cir)
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