La protesta di Rancitelli per questioni di vicinato

PESCARA. Una protesta senza rivendicazioni, che chi conosce il quartiere tende a minimizzare, e che i carabinieri hanno ricollegato a un malcontento per la gestione del verde pubblico. Quello che è...
PESCARA. Una protesta senza rivendicazioni, che chi conosce il quartiere tende a minimizzare, e che i carabinieri hanno ricollegato a un malcontento per la gestione del verde pubblico. Quello che è successo l’altra sera in via Lago di Capestrano, nel cuore di Rancitelli, con cassonetti ed erbacce messi in mezzo alla strada a quattro corsie, per bloccare il passaggio delle auto, sembra più una “guerra” di vicinato che una protesta di quartiere.
Una manifestazione di insofferenza per richiamare l’attenzione delle forze dell’ordine sulla presenza di un nucleo familiare straniero molto numeroso all’interno di un solo appartamento e che, secondo quanto riferito da alcuni residenti alle forze dell’ordine intervenute sul posto, sporcherebbe il parco della Speranza con rifiuti e spazzatura di ogni genere. Niente a che fare, dunque, con la reale manutenzione dell’area verde curata dal Comune e che proprio in questi giorni, è stata ripulita in vista della festa-evento organizzata per domenica.
«Il Parco della Speranza sta benissimo», conferma l’assessore comunale al verde pubblico Laura Di Pietro, «è stato sfalciato e pulito proprio in questi giorni. Se c’è qualcosa da fare ancora, riguarda le siepi lungo la strada, che non sono di competenza nostra ma dell’Ati che ha fatto la strada pendolo e che per dieci anni è responsabile della manutenzione. L’abbiamo contattati e ci hanno assicurato che a giorni andranno a potare le siepi».
Ma sempre a proposito del parco della Speranza c’è malcontento anche da parte di chi l’ha curato per anni con l’associazione che ne porta il nome e che oggi non può più occuparsene. È Giancarlo Carpiani, ex titolare dell’alimentari all’angolo tra via Sacco e via Lago di Capestrano: «Hanno organizzato la festa con giochi e palloncini, ma poi dopo lo show se ne vanno e chi si è visto si è visto. Che ne sanno dei ragazzini a rischio, di chi va aiutato, coinvolto, delle situazioni che ci sono qua? Per anni ce ne siamo occupati noi, con gli anziani del quartiere, a titolo gratuito curavamo il parco, aprivamo e chiudevamo, ma ce l’hanno tolto. E solo perché noi non avevamo i soldi per pagare l’assicurazione. La disponibilità gratuita, evidentemente, non era sufficiente, dovevamo pure pagare. E intanto loro vengono a fare le comparse e se ne vanno». (s.d.l.)
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