La protesta resta a Pescara

Gli agricoltori autonomi non scendono dai trattori: cortei anche oggi e domani
PESCARA. Resiste la protesta degli agricoltori e degli allevatori autonomi a Pescara, nonostante il riconoscimento dello stato di calamità naturale da parte del Ministro Francesco Lollobrigida. La conferma arriva dagli organizzatori del sit-in, nell’area dell’ex Cofa, dove da lunedì scorso sono arrivati trecento trattori. Una mobilitazione pacifica che prosegue questa mattina e domani con il supporto dei coltivatori giunti da Teramo. Oggi, a partire dalle 10, sfileranno a piedi dall’ex Cofa fino a Piazza Unione, davanti alla sede della Regione, passando per via Magellano, via Bardet, via Marco Polo e viale Marconi. Un corteo che vedrà la partecipazione degli studenti degli istituti agrari delle province di Pescara e Teramo. Non mancheranno due mezzi agricoli, uno davanti e l’altro in coda. Per domani, invece, gli agricoltori hanno organizzato un secondo corteo con 60 trattori che dall’ex Cofa arriveranno fino al Pala Dean Martin di Montesilvano, percorrendo il lungomare.
«Siamo agricoltori e allevatori autonomi, senza sigle né bandiere», precisa Roberto Rosati, tra gli organizzatori della protesta insieme con Carlo D’Onofrio, Eugenio Giansante, Ernesto De Leonibus e Marco Finocchio.
«Il Ministero è intervenuto con due decreti e lo sblocco degli indennizzi, riconoscendo lo stato di calamità naturale e credo che le mobilitazioni che hanno interessato molti territori italiani, non solo abruzzesi, abbiano contribuito ad accelerare le pratiche», afferma Rosati. «La nostra protesta però continua perché vi sono altre motivazioni alla base», spiega. «Negli ultimi due anni, anche a causa della pandemia e di due guerre, i costi di produzione sono aumentati notevolmente, danneggiando il lavoro di chi opera in agricoltura. Non si può competere con la grande distribuzione. Alla Regione Abruzzo, così come annunciato anche al sottosegretario Luigi D’Eramo, presente all’ex Cofa martedì pomeriggio, chiediamo l’azzeramento delle accise sul gasolio e lo snellimento della burocrazia, dato che al momento per approvare un Programma di sviluppo rurale (Psr) occorrono 4 anni. Con il protocollo di Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) i tempi si sono ridotti a tre mesi: l’Abruzzo potrebbe adeguarsi», suggerisce Rosati.
In più, secondo quanto riferiscono alcuni agricoltori, con la nuova Pac (Politica agricola comune), si prevede l’obbligo di rotazione della colture almeno una volta all’anno. «Se da un lato ciò comporta dei benefici per l’agricoltura rigenerativa, oltre che vantaggi economici, dall’altra può creare delle difficoltà sul mercato, con un calo dell’offerta», spiegano. Per Rosati, «nel discorso Pac rientra il problema dei cinghiali, ormai troppi», dice, «distruggono le leguminose e impediscono ai coltivatori di ottenere il contributo», precisa.
«Bisogna inoltre fermare l'attacco ai terreni da parte del fotovoltaico», aggiunge, «mettiamo i pannelli sui tetti, non sulla terra». Infine, rivolgendosi alle istituzioni, Rosati e D'Onofrio ribadiscono: «Chiediamo di essere ascoltati per salvare le nostre aziende».
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