La regina del Maggio Fest è Lina Settebellezze

La Wertmüller ospite d’onore oggi a Teramo della serata dedicata al suo cinema Dai Basilischi (con Di Venanzo), al Gian Burrasca in tv, alle nomination all’Oscar
TERAMO. È stata la prima donna candidata all'Oscar come migliore regista: nel 1977, per “Pasqualino Settebellezze”, che ebbe anche altre tre candidature alla statuetta. È stata l'unica donna a dirigere uno spaghetti-western, “La storia di Belle Stai”, con Elsa Martinelli. È stata in cabina di regia per la prima Canzonissima. Sono tanti i primati collezionati da Lina Wertmüller, gran signora del cinema, del teatro, della televisione, classe 1928, all'anagrafe Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich, nobili natali per un nome chilometrico, quasi presagio (nomen omen, verrebbe da dire) dei titoli sterminati dei suoi celebri melodrammi grotteschi. Titoli da Paese Sera, con tutti i particolari in cronaca. Come “Mimì metallurgico ferito nell'onore”, pellicola del 1972 riproposta oggi a Teramo nel tributo del 25esimo Maggio Fest al maestro Lina Wertmüller.
La grande autrice sarà presente, stasera al cinema Smeraldo, all'incontro con il pubblico, tra la proiezione di “Mimì metallurgico” (ore 17.30, durata 120') e la visione del documentario “Dietro gli occhiali bianchi” (ore 20.45, durata 105'), sapido ritratto presentato all'ultima Mostra di Venezia, diretto da Valerio Ruiz, da cinque anni suo assistente alla regia.
Nel cartellone del MaggioFest, organizzato dall'associazione culturale Spazio Tre con la direzione artistica di Silvio Araclio, la presenza di Lina Wertmüller si colloca nella sezione cinema Maggio italiano - I Maestri, curata da Araclio, Leonardo Persia, Elisabetta L'Innocente.
“Dietro gli occhiali bianchi” racconta molto della lunga ed eclettica carriera di Wertmüller, natali a Roma ma origini, per parte di padre, metà svizzere e metà lucane. E alle radici sudiste è legato nel 1963 il folgorante esordio della giovane aiuto regista di Fellini, “I basilischi”, ritratto agrodolce degli accidiosi giovani di provincia che invecchiano sognando senza troppa convinzione un altrove. Vincitore della vela d'argento a Locarno, fotografato dall'abbagliante bianco e nero del teramano Gianni Di Venanzo, è un film che regge il confronto con “I vitelloni” del suo mèntore. Un anno dopo, la consacrazione con l'adattamento e regia televisiva dell'impertinente “Giornalino di Gian Burrasca”, dal libro di Vamba, con Rita Pavone nei calzoni alla zuava di Giannino Stoppani, uno dei più grandi successi Rai, replicato per anni. La signora Wertmüller si è trovata a suo agio coi musicarelli anche al cinema, segno di un eclettismo che l'ha portata a svariare tra i generi, con predilezione per la commedia grottesca e iconoclasta, giocata satiricamente su una serie di temi e opposizioni - Nord e Sud, maschi e femmine, ricchi e proletari - riassunte, per esempio, nello scontro tra la “bottana industriale” milanese e l'ispido marinaio siculo di “Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare di agosto” (1974), incarnati dalla coppia feticcio Mariangela Melato e Giancarlo Giannini. Protagonisti anche del “Mimì metallurgico” in programma stasera al MaggioFest teramano.
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