La ripresa secondo gli architetti

17 Marzo 2018

Discusso a Chieti lo studio del Cresme commissionato in vista del congresso di categoria

CHIETI . Segnali di ripresa, dopo l’impatto della recessione globale alla quale, in Abruzzo, si sono aggiunti gli effetti dei terremoti. Lo dice il Cresme, nello studio che gli è stato commissionato dal Consiglio nazionale degli architetti in vista del congresso che si terrà a luglio, e che analizza criticità e bisogni del territorio italiano.
Dello studio si è parlato giovedì scorso, a Chieti, nel corso del seminario “Le città del futuro -Progettare territori “fragili”, che si è svolto all’Auditorium Cianfarani del Parco Archeologico La Civitella. Hanno partecipato, tra gli altri, il presidente nazionale del Consiglio degli architetti, Giuseppe Capochin, e Giustino Vallese, presidente della Federazione architetti Abruzzo e Molise. Si trattava dell’ottava tappa, per le regioni Abruzzo e Molise, del percorso di avvicinamento al congresso nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori in programma a Roma dal 5 al 7 luglio prossimi.
Secondo gli analisti del Cresme, i primi tentativi di ripresa si sono visti grazie all’attività delle grandi imprese industriali orientate ai mercati esteri, ma nei mesi più recenti anche le imprese di taglio più modesto iniziano a beneficiare di un rilancio della domanda interna. Un dato significativo riguarda il turismo, che durante l’estate scorsa è tornato a crescere, un dato sostenuto dall’aumento del 15% del traffico passeggeri, nazionali e internazionali, nell’aeroporto di Pescara.
Quello dell’Abruzzo, secondo il Cresme, è uno scenario di ripresa nel quale tuttavia permangono segnali di fragilità, soprattutto per quanto riguarda la domanda privata. Un dato che si riflette in un settore delle costruzioni ancora in difficoltà, nel quale le risorse e l’attività di recupero concentrate nei territori del cratere del sisma non riescono a sostenere un calo dell’attività negli altri territori.
Il tasso di disoccupazione in regione è cresciuto fino al 2015, attestandosi sul 12,6% nel 2014, raggiungendo il livello massimo, per ridursi solo dal 2016 e attestarsi all’11,7% nel 2017, mezzo punto percentuale sopra la media nazionale.
Dinamica simile per il tasso di disoccupazione giovanile, che nel 2015 ha raggiunto il 48%, quando la media nazionale era scesa al 40% dal 43% del 2014. Il margine di miglioramento nel periodo successivo è stato molto brillante in regione, per attestarsi sul 38,8% nel 2016, un punto in più della media nazionale.
Particolarmente instabile la dinamica del segmento infrastrutturale che, alla fine del 2017, risulta ancora inferiore del 30% rispetto ai livelli 2003, ma anche quello abitativo che, malgrado gli interventi per la ricostruzione, oltre agli incentivi al rinnovo, oggi è pari a un quarto rispetto al livello pre-crisi (e pre-sisma).
Infine, per il segmento dell’edilizia non residenziale, la riduzione accumulata dal 2006 è superiore al 20%. Nel 2017 il mercato regionale è quantificato in 4701 gare e 310 milioni di euro, quantità rispettivamente in crescita del 10% e in calo del 45% rispetto al 2016, un anno in cui si erano fatti sentire gli effetti delle novità normative in ambito di appalti e di finanza pubblica, a frenare la domanda.
Nel 2017 la crescita numerica è tutta da ricondurre ai micro appalti, e a quelli medio grandi, mentre le classi di importo maggiore subiscono il calo più importante, determinando così la forte contrazione delle risorse in gara.