La sfida dei futuri ingegneri «Ricostruiremo l’Abruzzo»

L’appello degli universitari alle istituzioni: «Consultateci, abbiamo tante idee»
PESCARA. Vogliono ricostruire i paesi terremotati dell’Abruzzo. Ambiscono a cambiare il volto infrastrutturale della città trasformando «l’area di risulta in un Central Park pescarese», il parco fluviale in una «passeggiata attrezzata», l’area portuale in una «zona verde». E bocciano un ipotetico prolungamento dell’asse attrezzato fino al Ponte del Mare «perché distrugge lo skyline e il waterfront della città».
«Urgente» è invece il dragaggio, per le matricole universitarie della D’Annunzio che lanciano un appello alle istituzioni: «Consultateci, abbiamo tante idee per trasformare Pescara». Con questo spirito e tanti sogni nel cassetto, gli studenti del corso di Ingegneria Edile all’università di viale Pindaro hanno accolto ieri i circa 150 giovani arrivati dalla Puglia, dalle Marche, dalla Campania, dalla Calabria e da tutta la regione, molti anche dall’Aquila (dove si trovano i corsi di Ingegneria elettrica, meccanica e chimica), per partecipare all’open day di orientamento svoltosi ieri nelle sale al pianterreno dell’ateneo, diretto da Sergio Caputi, trasformato in un vero cantiere edile grazie alla collaborazione di alcune aziende del territorio, tra cui Vemac ed Eternedile, dove gli studenti fanno stage e tirocinii.
Ad accogliere i giovani delle scuole superiori di mezza Italia, c’erano i docenti Nicola Sciarra, presidente del corso di laurea triennale; Marcello Vasta, presidente del corso di laurea del dipartimento di Ingegneria e Geologia; e Gianmichele Panarelli, docente di ingegneria delle costruzioni e le matricole dell’ Esap ( Engineering Students Association Pescara) che hanno organizzato l’evento.
Dell’associazione studentesca, che da anni si occupa di progettare e realizzare attività sociali e culturali a favore degli studenti, fanno parte il presidente Mario Vitacolonna, 31 anni di Chieti; Giovanni Potenza e Luca Speranza di Pescara e Giuseppe Vitullo di San Salvo. I ragazzi hanno elogiato il corpo docente (44 elementi)«sono bravi e disponibili». E i professori hanno sottolineato «l’ottimo lavoro svolto dai ragazzi nell’organizzazione di questa giornata». Dopo i complimenti reciproci, si è passati ai bilanci, tra luci e ombre. Gli studenti vorrebbero «più spazi per la programmazione progettuale». Se ne sente la mancanza da quando «hanno chiuso il polo scolastico di via Tirino». E, in attesa della prosecuzione «del progetto di ampliamento del polo universitario vicino al tribunale», chiedono «un vero campus attrezzato sul modello di quello chietino».
Nel frattempo, si perfezionano con i viaggi Erasmus in Spagna, Turchia, Grecia, Polonia e Finlandia. I prof ci tengono a ricordare che da Ingegneria Pescara sono usciti talenti come Hasan Medley, ex studente libanese che parla cinque lingue, tra cui l’arabo, «attualmente impegnato nei lavori di costruzione dell’autostrada da Mosca a San Pietroburgo». Gli iscritti al corso sono 230, una media di 150 immatricolati l’anno, «tra cui molte ragazze e tutte brave e scrupolose» rivelano Sciarra, Vasta e Panarelli che ci tengono a sottolineare i successi del corso durante il Pindaro day a cui quest’anno hanno partecipato anche Lingue ed Economia: «La percentuale di impiego è molto alta», spiegano i tre docenti di Ingegneria, «l’80 per cento degli studenti trova lavoro entro un anno e mezzo dalla laurea». Lo conferma Antonio Cerullo, 29 anni di Campobasso: «Mi sono laureato un anno e mezzo fa e lavoro nella mia città come ingegnere civile». Natale Dimauro, 20 anni, è arrivato all’alba da Vieste con un sogno in tasca: «Diventare ingegnere per ricostruire i paesi abruzzesi colpiti dal sisma». Pugliese di Margherita di Savoia è anche Sabrina Piazzolla, 19 anni, liceo linguistico, che «sogna una famiglia» ma intanto pensare a studiare per fare carriera nel settore. Attualmente l’università D’Annunzio Chieti-Pescara conta 22 mila studenti, tre anni fa erano 28 mila. Un «calo fisiologico sul trend europeo», con una impennata di iscritti, 800 in due anni, al corso di designer industriale. Al successo delle attività dell’ateneo si contrappone l’annoso degrado dei sotterranei del polo universitario.
Al livello meno due, sottostante le aule di Ingegneria, si apre l’area posteggi semivuota perché il parcheggio selvaggio si consuma all’ingresso nord della struttura. Nulla è cambiato dall’ultimo sopralluogo del Centro, lo scorso anno. Le pareti cartonate strappate e piene di buchi nascondono tunnel bui, ai quali si accede attraverso porte aperte, che scorrono parallelamente ai posteggi. Una grande grata bloccata tra un piano e l’altro dell’edificio accoglie rifiuti di ogni sorta e un tombino si apre sotto una selva di tubi elettrici.

