La telefonata: «L’albergo? È a posto»

La telefonata tra il cuoco Marcella e la prefettura. La funzionaria: «Solo danni alle pecore»
PESCARA. Il crollo dell’Hotel Rigopiano scambiato per il crollo del capannone di un’azienda che produce formaggio pecorino con 300 pecore schiacciate. «Questa storia gira da stamattina, i vigili del fuoco hanno fatto le verifiche: a Rigopiano è crollata la stalla di Martinelli», dice una funzionaria della prefettura di Pescara in risposta a Quintino Marcella che, il 18 gennaio scorso, segnala la valanga sull’Hotel Rigopiano. Una telefonata surreale che, secondo la procura, ha una rilevanza mediatica ma senza risvolti penali: un’ora in più o in meno nei soccorsi, avrebbe cambiato poco. Il problema, infatti, è stato il muro di neve sulla strada per Rigopiano.
«Sono Marcella di cognome, Quintino di nome. Il mio cuoco mi ha contattato su Whatsapo 5 minuti fa, l’albergo Rigopiano è crollato, non c’è più niente. Lui sta lì con la moglie, i bimbi piccoli», dice Marcella. Ma la funzionaria insiste: «Senta, non ce l’ha il suo numero? Mi lasci il suo numero di telefono ma è da stamattina che circola questa storia, ci risulta che solo la stalla è crollata. Che le devo dire. Il 118 mi conferma che hanno parlato col direttore due ore fa, mi confermano che non è crollato niente, stanno tutti bene». E invece a Rigopiano è un disastro.
Alle 17,40 circa del 18 gennaio la prefettura di Pescara avrebbe chiamato il direttore del resort Bruno Di Tommaso per chiedere cosa stesse succedendo lassù, a seguito delle prime telefonate allarmate di Giampiero Parete. Di Tommaso, in quel momento a Pescara, avrebbe confermato di non avere notizie di valanghe anche se non aveva sentito di recente gli operatori rimasti a Rigopiano. È questo, secondo gli inquirenti, che potrebbe aver ingenerato il primo equivoco sulla gravità degli eventi. I successivi tentativi di Marcella, allertato da Parete, sarebbero così stati definiti come bufala, assieme ad altri falsi allarmi.

