La vedova Montinaro in piazza: ragazzi, cercate sempre la verità

L’auto su cui viaggiava la scorta uccisa con Giovanni Falcone e sua moglie accolta in città dalle scuole Alla cerimonia anche il prete antimafia don Patriciello e il testimone Leonardi: «Coltivate la memoria»
PESCARA. «Cari ragazzi, cercate sempre la verità e coltivate il valore della memoria». Le parole di Tina Montinaro, moglie di Antonio Montinaro, caposcorta del magistrato Giovanni Falcone, uccisi con Francesca Morvillo e gli agenti Vito Schifani e Rocco Dicillo, nell’attentato di Capaci del 23 maggio di 30 anni fa, riecheggiano nella piazza Salotto affollata da 400 studenti del liceo Da Vinci, dei comprensivi 1, 4, 7 e 8 e del liceo D’Ascanio di Montesilvano. Accanto a Tina Montinaro, il parroco antimafia don Maurizio Patriciello e il testimone di giustizia Luigi Leonardi che ieri mattina, al fianco delle autorità, hanno visto gli studenti «emozionati e spaventati» alla scopertura della teca di vetro che custodisce i resti della Quarto Savona 15. Tolto il drappo tricolore, quel che rimane della Croma marrone su cui viaggiavano gli agenti di scorta uccisi da 500 chili di tritolo sull'autostrada palermitana, è rimasto in esposizione fino alle 18. L’inno di Mameli degli studenti della media Tinozzi abbigliati in tricolore ha aperto la cerimonia del trentennale della strage di Capaci, curata dal Premio Falcone e Borsellino ideato da Leo Nodari, con la Polizia di Stato e l'associazione Magistrati, a cui hanno partecipato il prefetto Giancarlo Di Vincenzo, il sindaco Carlo Masci, il procuratore capo Giuseppe Bellelli, il procuratore aggiunto Anna Rita Mantini, il presidente del Tribunale, Angelo Bozza; il colonnello Franco Tuosto, comandante del gruppo di Pescara della Guardia di Finanza; il vice questore Pasquale Sorgonà; il tenente colonnello dei carabinieri, Gaetano La Rocca; il presidente della Provincia, Ottavio De Martinis; l’assessore alla Cultura Maria Rita Carota, i dirigenti scolastici Daniela Morgione e Nora Ruggieri, vice presidi e docenti.
La benedizione della teca e della folla e l’arringa di don Patriciello, il prete di Caivano sotto scorta perché minacciato dalla criminalità: «La legalità deve essere la normalità e dobbiamo essere assetati di libertà. Questa tragedia ha segnato tante vite, gli angeli che hanno accompagnato Falcone e Borsellino siano modelli come il papà, gli zii, il sindaco e il parroco».
«Siate coloro che camminano sulle idee di chi si è sacrificato», è il monito del testimone di giustizia Leonardi, che ha esortato le nuove generazioni «a stare attenti alla criminalità che vi vuole consumatori di droghe, ignoranti e con la testa bassa. Ricordatevi che la vita è quante volte vi rialzate, non quante volte cadete». «Cercate sempre la verità perché essa è libertà», ha urlato Tina Montinaro, che come gli altri ha ringraziato Pescara «città bella e accogliente» in cui è tornata per la seconda volta come presidente del Progetto Quarto Savona 15. «Quel tritolo è entrato in casa mia, il dolore è mio», dice alla piazza, «ma il dovere della memoria è vostro e di tutti». E poi, il ricordo del marito, ucciso a 29 anni: «Era allegro e bellissimo, uno strafigo esagerato. Quella mattina giocò con i nostri figli, Gaetano e Giovanni, chiamato così in onore di Falcone, che all'epoca avevano 4 anni e mezzo e 21 mesi. Il pomeriggio mi chiamò per sapere come stavano e poi non l’ho più visto. Io napoletana, lui leccese, sono rimasta a Palermo orgogliosa di essere la “mugliera” di un poliziotto che camminava a testa alta. La Quarto Savona “cammina” ancora per l’Italia, quindi abbiamo vinto noi». L'evento è stato presentato da Graziano Fabrizi, docente del D'Ascanio.

