La villa del poeta Ovidio e il tesoro sepolto

22 Marzo 2014

SULMONA. Fino a sessant'anni fa si scavava ancora, a caccia di quel tesoro alle falde del Morrone, tra i ruderi di un edificio travolto da una frana chissà in quale secolo. Per generazioni è stata...

SULMONA. Fino a sessant'anni fa si scavava ancora, a caccia di quel tesoro alle falde del Morrone, tra i ruderi di un edificio travolto da una frana chissà in quale secolo. Per generazioni è stata tramandata la convinzione che i resti delle tre grandi terrazze, delle rampe e dei gradoni raggiungibili dalla badia Morronese siano gli ultimi segni tangibili della Villa di Ovidio, il celebre poeta nato a Sulmona più di duemila anni fa, il 20 marzo del 43 a.C.. La leggenda vuole che la villa sia stata fabbricata in una sola notte da Ovidio in persona; che fosse splendida in porticati, logge, terrazzi, bagni e pitture là dove prima c'erano solo tane e burroni; e che i curiosi furono trasformati in pioppi e in uccelli.

Nel Medioevo la sapienza coincideva con la magia, perciò l'autore delle Metamorfosi diventò, nell'immaginario collettivo, un mago che armeggiava con pozioni d'amore e che accumulò grandi tesori nella sua villa. Si narra persino che San Pietro Celestino scoprì dove fosse sepolto il tesoro di Ovidio e lo utilizzò per costruire la Badia di Santo Spirito. In realtà i ruderi sono del Santuario dedicato a Ercole Curino, costruito a metà del I secolo. (c.m.)

(Si ringraziano Teresa Trancoso e il liceo ginnasio statale "Ovidio" di Sulmona)