Lady Coumadin tenta il suicidio in cella

22 Ottobre 2021

Salvata dagli agenti penitenziari a Teramo, dov’è rinchiusa dopo aver sottratto e incendiato i fascicoli del suo processo

PESCARA. Tenta il suicidio in carcere a Teramo Lady Coumadin, al secondo Daniela Lo Russo, protagonista di diverse vicende giudiziarie, prima fra tutte quella relativa al tentato omicidio del secondo marito, per la quale è stata condannata a 13 anni e 8 mesi di carcere.
Attualmente Lo Russo è detenuta nel carcere di Teramo, ma per un’altra storia: quella che riguarda la distruzione dei fascicoli del processo che ora pende in Appello sul tentato omicidio. Qualche giorno fa c’è stata la prima udienza davanti ai giudici di secondo grado e il nuovo avvocato della donna, Gianfranco Di Marcello, ha chiesto e ottenuto per la sua assistita una perizia psichiatrica per capire se effettivamente esistono problemi psichici e fino a che punto arrivano, in relazione sia alla pericolosità sociale sia al fatto di essere in grado di seguire il processo in corso.
Mercoledì sera, invece, c’è stato il gesto suicida della donna, prontamente sventato nell’ala femminile del carcere, grazie al il tempestivo intervento degli agenti di polizia penitenziaria femminile che hanno immediatamente soccorso la detenuta ed evitato la possibile tragedia. A quanto è dato sapere, la donna avrebbe utilizzato una busta di plastica che avrebbe stretto attorno alla testa per tentare il soffocamento. «Sono stato messo a conoscenza di questo tentativo per vie traverse», ha detto l'avvocato Di Marcello, «e non dal carcere. Una detenuta mi ha contattato per darmi la notizia e sembra che adesso la signora si trovi ricoverata in ospedale. Domani sono impegnato a Roma e quindi penso di andare a parlare con lei lunedì. Purtroppo, le problematiche della signora esistono e la conferma arriva anche dalla documentazione medica che ho depositato in tribunale e che ha convinto il collegio a nominare un consulente che arriva da Roma, per effettuare una perizia psichiatrica».
Daniela Lo Russo non è nuova a colpi di scena, spesso plateali. Li ha messi in atto più volte durante il processo di primo grado, (vari rinvii dettati da incidenti stradali, cadute in casa, malori, ricoveri temporanei in ospedale e via discorrendo), quando era stata chiamata a deporre. Per non parlare dell’ultima performance che l'ha fatta finire nuovamente in carcere. Sì, perché la misura cautelare per la vicenda del tentato omicidio del marito era stata annullata, ma poi la procura aquilana, dopo il blitz della donna e del figlio negli uffici della Corte d'Appello, ha emesso una nuova misura: prima per lei e qualche giorno dopo anche per il figlio Michele Gruosso (anche lui condannato per il tentato omicidio del patrigno a 12 anni e 8 mesi di reclusione).
Daniela Lo Russo, prima dell’inizio del processo in appello, come è suo diritto, aveva chiesto di poter visionare il fascicolo. I faldoni le erano stati consegnati in una stanza della Corte per poterli visionare. Sta di fatto che la donna, che in precedenza aveva studiato a tavolino tutta l’operazione, a un certo punto uscì dal tribunale per tornare subito dopo con dei pasticcini da omaggiare agli impiegati.
E mentre questi mangiavano, il figlio che era entrato dietro di lei, infilava i due faldoni nello zaino. Fascicoli che poi vennero ritrovati vicino a Capestrano, in piena campagna, quasi completamente bruciati, mentre i supporti informatici vennero gettati dal figlio nel cassonetto sotto la loro casa a Montesilvano. Circostanza che ha costretto il tribunale aquilano a una difficile e delicata ricostruzione del fascicolo dove erano presenti gli atti originali.
Adesso il prossimo appuntamento è stato fissato dal Tribunale per il 26 ottobre quando verrà formalizzato l'incarico per la perizia psichiatrica: poi dovrà iniziare il lavoro del consulente che dovrà procedere a esaminare lo stato mentale della donna, anche alla luce di quest’ultimo gesto compiuto in cella.
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