«Lascio a casa familiari invalidi»

31 Agosto 2016

Elisabetta non sa neppure in quale istituto prenderà servizio

PESCARA. «Devo lasciare i miei figli di 8 e 11 anni, mio marito che non sta bene in salute e altre due persone di famiglia invalide e per superare questo momento drammatico sono dovuta ricorrere ai calmanti. Ecco in quali condizioni psicologiche mi trovo e come ci fa stare il nostro ministro».

E' una «rabbia che esplode dentro» con toni di voce bassa e con grande dignità quella di Elisabetta Falorio, 40 anni di Atessa (provincia di Chieti), professoressa di materie umanistiche, italiano e storia dell'arte, all'istituto professionale socio sanitario "Ciampoli- Spaventa" di Atessa e prima ancora all'alberghiero di Villa Santa Maria. Anzi, precisa con sarcasmo, «ex insegnante di discipline umanistiche perché ho dovuto rinunciare a queste materie per specializzarmi nel sostegno e tentare, così, la strada per rimanere nella mia zona, dal momento che in Abruzzo vi sarebbero oltre 1000 posti vacanti, più di 200 in ogni provincia. L'Aquila è quella che ottenuto più posti di sostegno».

Purtroppo, però, malgrado i tentativi, è andata male e l'insegnante teatina dovrà emigrare in Lombardia. Dove e per quanto tempo?

«Destinazione ambito 021 Milano, è tutto ciò che so al momento e mancano poche ore alla partenza. Ho potuto prenotare solo il volo, ma non l'albergo perché non so ancora dove esattamente dove dovrò prendere servizio giovedì prossimo. Non mi hanno comunicato nè il nome della scuola nè tantomeno la zona».

La docente sta affrontando una «situazione privata molto difficile e non parto tranquilla».

Il marito Paolo Totaro, 43 anni, veterinario, è alle prese con una prova complicata dal punto di vista della salute. «Dovrà prendersi cura di nostro figlio insieme ai miei genitori. Sono molto preoccupata e posso solo sperare di tornare a casa al più presto. Ma non mi aspetto nulla, questa situazione assurda non avrebbe mai dovuto generarsi. Purtroppo, le leggi ministeriali cambiano in continuazione e non offrono alcuna certezza per il futuro. Non capisco perché dobbiamo andare via e abbandonare le famiglie se in Abruzzo ci sono tanti posti liberi nell'insegnamento di sostegno. Forse vogliono spingerci a licenziarci tutti? Ci riusciranno, io ci sto pensando, forse chiederò l'aspettativa non retribuita». Cambierà lavoro? «Sto pensando anche a voltare pagina, ma non vorrei sacrificare la mia laurea in Lettere. Per ora sono costretta a partire, altrimenti rischio il posto, poi vedremo». (c.c.)

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