«Lascio un Abruzzo che sa difendersi»

Chieti, parla il generale Sirimarco. Dopo tre anni a capo della Legione va a Roma. Il suo saluto: questa terra è ancora sana
CHIETI. Ha lasciato ieri il comando della Legione dei carabinieri di Abruzzo e Molise per assumere da oggi quello della Legione allievi carabinieri di Roma, comando che ha alle sue dipendenze anche la Scuola allievi carabinieri di Roma, Reggio Calabria, Iglesias e Campobasso. Per il generale di brigata Michele Sirimarco, calabrese di origine ma nativo di Roma, quelli trascorsi tra Abruzzo e Molise sono stati tre anni di lavoro ad alto livello e con grandi soddisfazioni.
Generale, siamo al commiato nel suo incarico in queste due regioni.
«Beh, per noi è così. Ma vedrà che ci rivedremo presto. Non le nascondo che sono dispiaciuto: queste sono due regioni fantastiche, le genti di qui le porterò nei miei ricordi più belli».
Che regioni lascia al termine del suo mandato?
«Abruzzo e Molise sono terre affrancate dalla presenza strutturale della criminalità. C’è un tessuto sociale importante, che si ribella al sopruso e che non darebbe mai spazio a fenomeni di connivenza con la criminalità. Eppoi ho trovato un’azione efficace di collaborazione tra le forze di polizia: ho girato tanto nel mio lavoro, le assicuro che non sempre succede questo. Ecco, avete delle istituzioni nelle quali la gente si riconosce, con lo Stato che non è visto come un nemico, anzi. Un forte spirito di collaborazione tra le istituzioni significa tenere alta la guardia e fare barriera a possibili infiltrazioni della criminalità. Certo, dal punto di vista geografico questo territorio è a rischio perché confina con zone in cui la malavita organizzata è presente; lo è anche per il tessuto economico che potrebbe fare gola a molti, ma le due regioni sono davvero sane».
Generale Sirimarco, l’Arma come è messa oggi sul territorio?
«Guardi, qui ci sono molte stazioni dei carabinieri contrariamente a quanto accade altrove. Tra Abruzzo e Molise si conta una stazione ogni 7mila abitanti contro la media nazionale di una caserma ogni 13.500 residenti. Abbiamo in tutto 228 stazioni: visto che i Comuni nelle due regioni sono in tutto 441, ecco che potete beneficiare di una caserma ogni due Comuni: quasi un record. Consideri che spesso le stazioni sono poste in zone quasi isolate, in borghi piccoli, anche sotto i cento abitanti e rimasti senza scuole e senza uffici postali. Consideri anche che per un decennio almeno non c’è stato il turnover nell’Arma: molte caserme potevano essere chiuse e invece sono ancora aperte. Adesso, poi, ripartono gli arruolamenti e il primo effetto sarà quello del ripopolamento delle stazioni. È un ulteriore elemento che dovete tenere in conto per il fenomeno sicurezza».
Già, la sicurezza. Come siamo messi qui?
«Premesso che non bisogna mai abbassare la guardia, siamo andati tra la gente e restiamo tra la gente. Abbiamo creato degli ulteriori punti di contatto con i residenti, soprattutto nei comuni senza caserme, allestendo dei veri e propri front-office in locali che i Comuni ci hanno messo a disposizione a costo zero. Ultimamente, con il sisma in Molise, siamo sulle strade con le stazioni mobili: ecco, stiamo svolgendo quel ruolo che siamo abituati a vedere fare da un papà quando abbraccia il proprio figlio invitandolo a non avere paura».
Generale Sirimarco, durante la sua gestione della Legione Abruzzo e Molise c’è stata l’integrazione con il Corpo forestale. Com’è andata?
«È andata benissimo. È stata una soluzione quasi naturale. L’Arma dei carabinieri ci ha guadagnato tantissimo per l’alto livello professionale dei forestali. Mai potevamo avere una conoscenza del territorio, soprattutto di quello montano, come lo ha la Forestale, presente capillarmente nelle due regioni. Con noi ora ci sono oltre 700 forestali con 102 caserme. I frutti di questa integrazione si vedranno anche nel futuro».
Generale, lasciando l’Abruzzo e il Molise, metterà da parte anche le prelibatezze enogastronomiche di queste zone.
«Ma che dice! Ormai sono talmente abituato alle vostre specialità culinarie che non potrei farne a meno. In questi tre anni ho conosciuto eccellenze straordinarie: dai cibi all’enologia. Qui è qualcosa di favoloso. Porto ad esempio solo il settore vitivinicolo: ebbene, qui c’è una imprenditoria favolosa, in grado di fare di un prodotto locale un punto di riferimento sul mercato internazionale. Non è da tutti. Significa che si è grandi imprenditori».
Quindi lascia intendere che difficilmente si staccherà da questa terra.
«Certo. Mi sono innamorato di Chieti, città deliziosa, con un centro storico stupendo. Sicuramente prenderò casa qui per vivere il resto della mia vita in Abruzzo dopo avere lasciato il lavoro. E poi dove si trova un posto in cui con poco più di mezz’ora si raggiungono le piste da sci della Maielletta e in un’altrettanta mezz’ora si arriva al mare? Avete delle potenzialità straordinarie, ma andrebbero sfruttate al massimo».
Quale invito di sente di fare agli abruzzesi?
«L’abruzzese sia molto più fiero delle possibilità che offre questa terra: punti il più possibile sulla condivisione delle varie iniziative, senza lotte di campanile. Se fa squadra otterrà risultati davvero straordinari».
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