Lavori al Jova Beach, sono due gli indagati
La Procura cita a giudizio dirigente comunale e titolare della ditta, l’accusa: «Opere senza permessi»
MONTESILVANO. Nuovo passo avanti nell’inchiesta legata ai lavori di riqualificazione del tratto di lungomare tra via Marinelli e via Isonzo, all’altezza della Jova Beach. Il dirigente comunale Marco Scorrano e il titolare della ditta Slim che realizzò gli interventi, Alessio Perilli, che a marzo 2021 erano stati indagati per la vicenda, hanno ricevuto un decreto di citazione a giudizio a firma del pm Gabriella De Lucia che ha condotto le indagini preliminari. L’accusa per entrambi è quella di abuso paesaggistico in concorso perché «eseguivano lavori di rialzo del tratto di piano stradale sul lungomare via Aldo Moro nel tratto compreso tra il lido Sabbia d’oro e Bagni Bruno nei pressi della Pineta di Santa Filomena e, dunque, su territorio costiero sottoposto a vincolo», si legge negli atti, «in assenza di qualsivoglia autorizzazione dell’autorità preposta al vincolo».
A far scattare l’inchiesta era stato un esposto degli attuali consiglieri di minoranza Romina Di Costanzo, Stefano Girosante e Antonio Saccone del Pd, Gabriele Straccini del Movimento 5 Stelle e dell’allora collega pentastellata, poi dimissionaria, Paola Ballarini. Dopo la realizzazione degli interventi di riqualificazione della riviera avvenuti nell’estate del 2020, infatti, la minoranza denunciò all’autorità giudiziaria che i lavori erano stati eseguiti dalla ditta, su affidamento del Comune di Montesilvano, senza permessi e pareri, obbligatori a loro avviso, da parte degli organismi competenti (Demanio, Beni ambientali, Dogana). Un’accusa che, a detta della difesa degli imputati però, sarebbe infondata perché i lavori avrebbero riguardato solo la sede stradale, quindi su una porzione di territorio che non rientra tra i beni vincolati.
Intanto, a intervenire sulla vicenda, è l’ex assessore all’Urbanistica Anthony Aliano, tra i principali promotori del restyling della riviera: «Un processo immotivato, paradossale, che non comprendo, né come amministratore pubblico del tempo né come avvocato», commenta, «il dirigente Scorrano, così come gli uffici, hanno agito nell’interesse pubblico, con cura e rigore procedimentale: sul punto posso offrire tutte le garanzie. Alcun errore è stato commesso nella fase di predisposizione documentale, poiché di tanto si parla negli atti, ossia di mero errore. Sulla spiccata capacità amministrativa del dirigente», sottolinea Aliano, «non ho neppure necessità di soffermarmi. Sono convinto che la vicenda si chiuderà in brevissimo tempo con una piena assoluzione perché il fatto non sussiste». (a.l.)
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