Lavori bloccati, c’è il rischio di cause

12 Febbraio 2023

Ecco i motivi che stanno di fatto portando alla rovina oltre 25mila aziende edili in Italia

PESCARA. Il blocco di decine di cantieri finanziati con il Superbonus 110 rischia di portare a un'ondata di cause civili tra proprietari di casa e imprese edilizie. È questo il timore delle associazioni di categorie. La colpa è dei cosiddetti crediti incagliati. Vale a dire gli sconti fiscali frutto dei lavori di ristrutturazione che nessuno vuole più comprare. Il meccanismo più diffuso del Superbonus, come anche degli altri bonus edilizi, è infatti lo sconto in fattura: il proprietario dell'immobile non paga i costi di ristrutturazione, che invece anticipa l'azienda edilizia. La quale potrà poi rivalersi sullo Stato attraverso uno sconto fiscale spalmato in diversi anni o, più comunemente, vendere questo credito nei confronti del Fisco a un altro attore, prevalentemente le banche che, a loro volta, potranno pagare meno imposte fino a recuperare la spesa, ottenendo anche un guadagno. Fino a novembre 2021 non era previsto un limite agli scambi di questi crediti, causando in molti casi anche possibilità di frodare il Fisco. Da allora la normativa ha fortemente ristretto la cessione, prima riducendone il limite a una sola per poi arrivare fino a quattro. Il nodo della questione è però che questo mercato secondario dei crediti fiscali si è sostanzialmente bloccato. Lasciando, secondo l’Ance, 15 miliardi di buco alle aziende del settore che si ritrovano costrette a sospendere i cantieri in corso per la mancanza della liquidità necessaria. Circa un cantiere su dieci potrebbe essere ormai fermo o - se terminato - risultare non ripagato dallo Stato. Parliamo di oltre 30mila cantieri, di cui mille in Abruzzo. Le imprese coinvolte sarebbero anche in questo caso migliaia, 25mila in ltalia e oltre 500 nella nostra regione. Tre aziende su quattro hanno in pancia questi sconti fiscali da più di 5 mesi, mentre nella primavera 2022 questa porzione si fermava al 35 per cento.
E i rischi a cui vanno incontro sono il fallimento (per il 46,5 per cento), la sospensione dei cantieri con conseguenti cause civili (lo dichiara il 60,1 per cento), il rischio di insolvenza (71,4 per cento) e lo stop ai nuovi cantieri (86,3). (u.c.)