Lavori con il Superbonus: pronto lo sblocco dei fondi

Trovata in Senato la possibile soluzione per far ripartire migliaia di cantieri Lo stop alla cessione del credito da parte delle banche si può anche aggirare
Su Superbonus 110% e cessione del credito la partita si riapre. La Commissione industria, commercio e turismo del Senato ha approvato all'unanimità una risoluzione che impegna il Governo «ad adottare, in tempi estremamente celeri, ogni opportuna iniziativa, anche di carattere legislativo, volta a garantire le più ampie possibilità per le imprese del settore di operare nell'ambito degli interventi previsti dal Superbonus 110%». Il riferimento, in particolare, è al meccanismo della cessione del credito per i lavori in casa.
Il plafond a disposizione a livello nazionale è stato ampiamente superato e le banche hanno chiuso i rubinetti dell'erogazione dei finanziamenti legati al 110. La risoluzione punta proprio a sbloccare il meccanismo della cessione del credito.
CESSIONE DEL CREDITO. È allarme liquidità da parte di imprese e professionisti, che lavorano al Superbonus. L'impossibilità di cedere il credito maturato, a seguito di sconto in fattura per lavori iniziati, sta intaccando il tessuto imprenditoriale del settore edile, con il rischio di fallimento per molte ditte. Se però la risoluzione dovesse trovare applicazione, si tornerà ad ampliare la platea dei cessionari, prevedendo, tra l’altro, la possibilità per le banche e le società appartenenti a un gruppo bancario di cedere i crediti d’imposta derivanti ai propri correntisti “corporate” rientranti cioè nella definizione europea di piccole e medie imprese.
Si sta valutando anche l'opportunità di coinvolgere nell'operazione “salva Superbonus” Poste Italiane e Cassa depositi e prestiti.
I DATI. Secondo il recente rapporto pubblicato dall' Enea sul Superbonus 110%, al 31 maggio 2022 risultano in corso 172.450 interventi edilizi incentivati, per circa 30,6 miliardi di investimenti ammessi a detrazione che porteranno a detrazioni per 33,7 miliardi di euro. Di questi, sono 26.663 i lavori condominiali avviati (65,4 % già ultimati), che rappresentano il 48,9 % del totale degli investimenti, mentre i lavori negli edifici unifamiliari e nelle unità immobiliari funzionalmente indipendenti sono rispettivamente 91.444 (73,8 % già realizzati, che rappresentano il 33,8 % del totale investimenti) e 54.338 (76,5 % realizzati, il 17,3 % degli investimenti).
BLOCCO DEI FONDI. Il Superbonus 110 %, in una prima fase, aveva garantito la ripresa del settore delle costruzioni, ma di recente gli istituti bancari hanno bloccato l’accettazione di nuove domande, limitando l’accettazione alle cosiddette "prime cessioni", ovvero unicamente ai soggetti che hanno sostenuto in maniera diretta gli oneri per i lavori.
Una situazione che ha determinato un valore di cessioni in attesa di accettazione, da parte dei cessionari, superiore a 5 miliardi di euro: di questi, circa 4 miliardi sono relativi a prime cessioni o sconti in fattura che risultano al momento privi di accettazione. Ad oggi, i crediti fiscali delle imprese che hanno riconosciuto lo sconto in fattura e che non sono stati monetizzati attraverso una cessione ammontano a quasi 2,6 miliardi di euro, circa il 15 % del totale. E sarebbero oltre 60.000 le attività che non sono riuscite a cedere crediti e in crisi di liquidità: il 48,6 % sarebbe a rischio di fallimento, mentre per il 68,4 % delle imprese si prospetta il blocco dei cantieri. Infine, quasi un’impresa su due starebbe pagando in ritardo i fornitori, mentre il 30,6 % rinvia il pagamento di tasse e contributi e una su cinque non riesce a pagare i collaboratori.
IL REPORT ISTAT. Il patrimonio da riqualificare, in Italia, è molto vasto. Sono 14 milioni i fabbricati di uso residenziale, secondo i dati Istat, a cui corrispondono 35 milioni di unità immobiliari, per lo più abitazioni modeste o popolari, che necessitano di interventi di adeguamento o miglioramento sismico.
La maggior parte di questi edifici (il 78%) è di proprietà di persone che dichiarano redditi nella fascia sotto i 26.000 euro. E il 23 % dei proprietari ha un reddito annuo inferiore ai 10mila euro, il che rende di fatto economicamente impossibile una riqualificazione energetica efficace in via autonoma, senza l'intervento del Superbonus.

