Lavoro da casa, gli esperti: più penalizzate le donne

18 Agosto 2020

Indagine psico-sociologica sui rischi prodotti dai cambiamenti per la pandemia Lo smart working produce nuove forme di stress per dipendenti e imprenditori

PESCARA . Molti aspetti della vita lavorativa e privata hanno subito cambiamenti decisamente rilevanti durante il lockdown. Uno studio realizzato da una équipe di esperti per Confindustria Chieti Pescara analizza i riflessi sul mondo del lavoro ai tempi del Covid-19. Un dato su tutti: l’indagine mette in evidenza come chi ha lavorato in smart working abbia avuto maggiori difficoltà a gestire il conflitto lavoro-vita privata rispetto a chi è rimasto all’interno dell’azienda. E le donne hanno pagato lo scotto peggiore nel cercare un faticoso equilibrio tra esigenze familiari - ad esempio figli in età scolare - e lavorative. «Potrebbe essere importante offrire servizi come welfare aziendale o voucher baby-sitter, per evitare che si ritrovino più facilmente escluse dal mercato del lavoro e in condizioni di work-life conflict», dicono da Confindustria. Sono questi alcuni degli esiti dell’indagine psico-sociologica realizzata nell’ambito dell’attività per la ripartenza delle imprese, prodotto dalla dottoressa Maria Elisa Maiolo e dal dottor Galliano Cocco, membri di un più ampio gruppo di una équipe per la ripartenza di Confindustria Chieti-Pescara nella quale figurano diversi esperti in campi vari, tra cui il professor Lamberto Manzoli e il professor Giustino Parruti.
Lo studio nasce con il chiaro intento di monitorare il benessere dei lavoratori e l’eventuale esposizione a rischi psicosociali dovuti ai cambiamenti prodotti dal Covid-19. Il campione preso in considerazione si basa su 117 protocolli raccolti, il 59% uomini e il 41% donne. Hanno risposto al questionario principalmente imprenditori (26.5%), impiegati amministrativi (21.4%), tecnici (12.8%), direttori del personale (4.3%) provenienti dal settore meccanico, dal terziario, dal settore servizi innovativi, edilizia, agroalimentare, moda, energia, chimica e ambiente. «Abbiamo osservato e verificato una situazione di cambiamento e di incertezza, al fine di individuare gli elementi di rischio da attenzionare e di proporre interventi e best practice a supporto delle imprese», spiega il gruppo di ricerca socio-psicologico composto dai docenti universitari Maiolo e Cocco. «Le aziende associate hanno offerto la loro collaborazione compilando un questionario anonimo, in formato digitale, composto da una breve scheda socio-anagrafica e un protocollo costituito da 30 affermazioni ricavate dalla più moderna letteratura scientifica in materia».
E per quel che riguarda lo smart working, se da un lato facilita la produttività perché permette di poter operare in ogni situazione, dall’altro rischia di innestare nuove forme di stress e burnout, ossia una forma di “surriscaldamento” che determina un logorio psicofisico ed emotivo. Le cause, da arginare il più possibile, riguardano sia i dipendenti che gli imprenditori. Per i lavoratori, i maggiori problemi sono la reperibilità continua e il rischio che il lavoro si sovrapponga alla propria vita privata, le ore lavorative che aumentano, le scarse relazioni sociali esterne, l’isolamento, la mancanza di separazione tra ambiente lavorativo e domestico. Per l’azienda, i punti di sofferenza sono invece la necessità di una riorganizzazione dei processi aziendali, la difficoltà nella gestione dei lavoratori distanti, e poi una minore guida nel lavoro, la bassa interazione con il team e la crescita dei fattori di distrazione. «I dati raccolti, e confermati dalla letteratura scientifica, sottolineano come maggiori richieste lavorative, con particolari sovraccarichi emotivi, siano foriere di un generale malessere psicologico. Investire sulla gestione dello stress potrebbe essere rilevante per il gruppo di operai e tecnici del campione preso in considerazione, che sono risultati più sottoposti a richieste e a incertezza. Investire sul contenimento dello stress significherebbe poter incrementare la produttività» rivela lo studio. «L’indagine», conclude il presidente dell’associazione degli industriali, Silvano Pagliuca, entra nel cuore delle attività con l’intento di monitorare il benessere dei lavoratori e l’eventuale esposizione a rischi psicosociali dovuti ai cambiamenti prodotti dal Covid». (a.s.)