Le accuse del pm contro De Vico: «Quell’hotel non doveva stare lì»

È partito il rito ordinario per l’ex sindaco di Farindola al quale vengono contestate diverse omissioni I periti nominati dal giudice hanno 90 giorni per rispondere ai quesiti. L’udienza rinviata al 28 gennaio
PESCARA. Programma rispettato ieri nell'udienza preliminare sul disastro di Rigopiano dove una valanga, il 18 gennaio 2017, distrusse il resort di lusso causando 29 vittime. I periti nominati dal gup Gianluca Sarandrea (gli ingegneri Claudio e Marco Di Prisco e il nivologo Daniele Bocchiola, tutti del Politecnico di Milano) hanno ricevuto ieri l'incarico formale e avranno 90 giorni di tempo per rispondere ai quesiti posti dal giudice che serviranno per giudicare 29 dei 30 imputati che hanno scelto il rito abbreviato.
Stralciate le 29 posizioni, è iniziata la discussione con il rito ordinario per il solo Antonio De Vico, l'ex sindaco di Farindola, cui vengono contestate una serie di omissioni, molte delle quali legate a questioni tecniche. Nel capo di imputazione si parla del Prg non adottato che «laddove emanato avrebbe di necessità individuato nella località di Rigopiano un sito esposto a forte pericolo valanghe», ma anche l'aver omesso di evidenziare al Coreneva le informazioni che avrebbero determinato, «l'immediata sospensione di ogni utilizzo, in stagione invernale, del suddetto albergo, almeno fino alla realizzazione di idonei interventi di difesa anti valanghiva». Brevissima la requisitoria della pubblica accusa che ha ribadito il rinvio a giudizio per l'imputato.
«È sempre stato», ha detto il pm Andrea Papalia, «lo storico responsabile dell'amministrazione di Farindola: conosceva il territorio, ma nonostante tutto ha mostrato una inerzia colpevole. Avrebbe dovuto impedire la realizzazione dell'hotel e comunque non ha adottato le norme di salvaguardia che avrebbero impedito decessi e lesioni agli ospiti della struttura».
All'accusa ha fatto eco la parte civile. «Non c'è nulla da aggiungere alle contestazioni», hanno detto alcuni legali, «che sono molto specifiche. Aggiungiamo soltanto che l'isolamento delle persone nella struttura è l'elemento chiave per una serie di omissioni relative alle misure di salvaguardia». L'udienza è stata poi rinviata al 28 gennaio prossimo per concludere sul rinvio a giudizio con l'arringa del difensore dell'imputato, l'avvocatessa Raffaella De Vico (sorella dell'ex sindaco) e per discutere sul deposito della perizia per la quale ci sarà sicuramente una proroga. Laboriosa la stesura dei quesiti consegnati ai periti che il giudice ha voluto condividere. Le parti civili hanno puntato molto sulla questione dei mezzi sgombraneve e quindi sul fatto che quell'unica strada di accesso all'hotel fosse rimasta bloccata. Il collegio peritale dovrà descrivere le cause di innesco della valanga, i tempi di verificazione, l'entità e i suoi effetti sul territorio. E poi, anche alla luce delle consulenze di accusa e difesa, indicare «se pregressi eventi naturali, ivi compresi i fenomeni sismici, possano aver assunto incidenza sulle cause di innesco della valanga». Se quella valanga fosse prevedibile «in astratto e in concreto» e «quali azioni tempestivamente intraprese avrebbero potuto evitare l'evento e/o ridurne le conseguenze lesive, con particolare riguardo al profilo della viabilità». I periti dovranno anche descrivere il sistema di previsione e prevenzione dei rischi. E poi la questione della carta valanghe: quali i tempi per la sua realizzazione e se l'area di Rigopiano fosse da ricomprendere nell'area di rischio. E infine la questione dei mezzi sgombraneve in dotazione alla Provincia: «se tale utilizzo congiunto e/o continuativo avrebbe potuto garantire la costante percorribilità del tratto di strada che porta all'hotel». Insomma, una perizia piuttosto complessa sulla quale i tre esperti inizieranno a lavorare dal 14 ottobre.

