Le discoteche bloccano le feste e i balli

E nei ristoranti si riduce il numero dei tavoli per la distanza di sicurezza. Chiavaroli (Confcommercio): la città non si ferma
PESCARA. Mantenere la distanza di sicurezza di almeno un metro tra una persona e l'altra. Dopo il decreto del governo per contrastare e contenere il diffondersi del coronavirus, i locali sono costretti a riorganizzarsi, se non a fermarsi perché, a queste condizioni, non è più possibile aprire al pubblico per le serate danzanti che richiamano centinaia di persone.
I ristoranti, invece, devono ricalibrarsi. Alcuni locali hanno annullato le serate già in calendario: il Mega disco dinner, di Pescara, ha sospeso gli appuntamenti in programma per il periodo stabilito dal decreto e ha dato appuntamento ai clienti per sabato 4 aprile. Anche Nettuno beach club, sempre in città, ha comunicato che “tutte le attività danzanti sono sospese”, mentre il ristorante resterà aperto «rispettando le regole emanate», cioè quelle sulle distanze a tavola.
Stop ai balli anche nella discoteca Momà, di Collecorvino, che ha comunicato la decisione su Facebook spiegando che rimarrà chiusa «questo week-end e fino a nuova comunicazione». Serata annullata anche al risto-dancing Lu Pianellese, di Manoppello, dove ieri sera era prevista «La noche escabrosa».
Da Stefano Cardelli, titolare di Nettuno, che ieri ha sentito molti colleghi, arriva un messaggio di «grande preoccupazione perché se si fermano i locali si fermano anche i fornitori di frutta e verdura, i distributori di bevande ed alimenti, e poi grafici, tipografie, lavanderie, imprese di pulizia e altre attività ancora, peraltro in un momento dell’anno non semplice. Ci auguriamo provvedimenti del governo urgenti».
Nel timore generalizzato per gli effetti del Covid-19 sul settore, si distingue la voce di Roberto Chiavaroli (Confcommercio) che punta tutto sulla concretezza e sembra convinto assertore della resilienza.
Nonostante «il calo di presenze in bar e ristoranti», che è oggettivo, Chiavaroli invita a «non chiudersi a riccio. Pescara e i pescaresi non dovrebbero reagire così, stando all’andamento della malattia registrato qui fino ad oggi. Certo, bisogna adeguarsi ai consigli e alle indicazioni che sono arrivati e per quanto mi riguarda ho già ridotto il numero dei tavoli, quindi la capienza di clienti, e ho lavorato. Ma non dobbiamo farci prendere dal panico. Bisogna concentrarsi sul da farsi. E cioè le attività devono rimanere operative, funzionanti, organizzate (o riorganizzate in base alle nuove esigenze, ad esempio per gli acquisti) e si deve essere professionali». «Chiudere?»,prosegue, «non ci penso affatto, ho lavorato anche con tre metri di neve facendo le consegne a domicilio. Non è affatto detto che tutto si fermi per il coronavirus, la città non corre pericoli, stando ai dati attuali».
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