Le donne rom e il centro Ananke

1 Marzo 2020

Gagliardone: non riconoscono il sostegno basato sull’emancipazione

PESCARA. In un quartiere come Villa del Fuoco in cui coesistono problematiche diverse (dalla povertà alla delinquenza, dalle difficoltà di convivenza fra stranieri alle differenze religiose) le realtà del terzo settore sono concordi nel considerare le famiglie rom le più difficili da coinvolgere e integrare nelle attività sociali, soprattutto in un’ottica di parità di genere.
Anche Doriana Gagliardone, presidentessa del centro antiviolenza Ananke, attivo in via Tavo dal 2005, rimarca la necessità da parte delle associazioni di «aprirsi al territorio in un’ottica di prevenzione culturale» e anticipa come a breve, grazie ai fondi ministeriali per la riqualificazione delle periferie, sorgerà a Rancitelli un centro polivalente dedicato all’inclusione donne nell’ex scuola di via Giardino.
Il contesto familiare chiuso, la concezione anacronistica della donna come moglie e madre e il pregiudizio ancora troppo diffuso di non riconoscere il valore dell’istruzione sono tra le cause della marginalizzazione. «In generale sono in aumento le donne che si rivolgono al centro antiviolenza, ma sono ancora pochissime quelle di etnia rom o le immigrate che vivono a Rancitelli», racconta Gagliardone, «spesso si sono avvicinate per situazioni molto complesse come arresti domiciliari del partner o problemi di tossicodipendenza che poi sfociano in violenze domestiche. Ma il problema è che culturalmente non riconoscono il sostegno del centro antiviolenza che è impostato in un’ottica di emancipazione in autonomia. Si avvicinano più ai servizi sociali per chiedere il pagamento delle bollette».
Per la presidentessa di Ananke servirebbero «progetti specifici di inclusione sulla comunità rom». In quest’ottica, non solo per le donne rom, ma per tutte coloro che vivono nel quartiere in situazioni di difficoltà e di povertà, sarà realizzato a breve un centro interculturale al femminile. In questi giorni, come sottolinea Gagliardone, saranno firmate le convenzioni con il Comune per avere a disposizione il piano superiore della scuola.
«Ci saranno mediatrici culturali», sottolinea la presidentessa di Ananke, «in un’ottica di prevenzione dei disagi, una psicanalista, esperte del lavoro per aiutarle a compilare il proprio curriculum, postazioni informatiche per consultare le offerte d’impiego e una biblioteca tematica. Il progetto prevede anche la realizzazione di attività laboratoriali per i bambini e iniziative che valorizzano l’uguaglianza di genere. Abbiamo pensato di coinvolgere la cittadinanza per gli arredi, nell’ottica del riuso dei mobili, con un mercatino del baratto per scambiare articoli per bambini e magari attirare un’utenza dal centro. L’obiettivo è fare qualcosa tutti insieme nella logica delle case delle donne sorte in altre città, visto che a Pescara non ci sono spazi di ritrovo».
Nel 2019 le donne che si sono avvicinate per la prima volta al centro Ananke hanno superato i 1.000 contatti telefonici. Circa 800 donne chiamano per chiedere informazioni o prendere appuntamenti e tra le 160 e le 170 decidono di intraprendere il percorso. (y.g.)
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