Le imprese alzano la testa e denunciano le estorsioni

Racket, in aumento le segnalazioni alle procure passate da 163 a 183 l’anno Sono calati invece del 47% i casi di usura: ma in questo caso prevale l’omertà
PESCARA . Sono aumentate del 14,2%, passando dalle 163 del 2010 alle 183 del 2016, le denunce di estorsione in Abruzzo. Nello stesso periodo, sono invece diminuite quelle per usura, passate da 21 a 11, che in termini percentuali significa il 47% in meno.
BOOM ESTORSIONI. A elaborare i dati Istat è il centro studi della Cgia di Mestre, che a livello nazionale, in dieci anni, segnala un’autentica esplosione di denunce per quanto riguarda le estorsioni, salite del 77,2%. Se in termini assoluti nel 2006 c’erano state 5.400 segnalazioni alle forze dell’ordine, nel 2016 (ultimo anno in cui sono disponibili i dati) hanno raggiunto quota 9.568. Soglia, quest’ultima, comunque in diminuzione di 2,7 punti percentuali rispetto al risultato registrato nel 2015. Secondo i dati di Transcrime ( Centro di ricerca dell’Università Cattolica di Milano), fa sapere l’ufficio studi della Cgia, si stima che il fatturato complessivo dell’estorsione organizzata in Italia oscilli tra i 2,7 e i 7,7 miliardi di euro l’anno. A livello territoriale il fenomeno è in crescita ovunque. Tra il macroscopico più 533% della Valle d’Aosta, dove in termini assoluti si è passati da 3 a 19 casi, spiccano invece l’Emilia Romagna (da 290 a 811 casi, più 188%), e il Lazio (da 517 denunce a 917, per un aumento del 77%).
USURA. Pur essendo decisamente più contenute (nel 2016 le segnalazioni a livello nazionale sono state 408), non va nemmeno sottovalutato il fenomeno dell’usura. «Con le sole denunce effettuate all’autorità giudiziaria», dichiara il segretario della Cgia di Mestre, Renato Mason, «non è possibile dimensionare il fenomeno dell’usura. Le segnalazioni, purtroppo, sono molto esigue. Tuttavia, l’attenzione non va assolutamente abbassata, perché come sanno gli esperti di questo fenomeno è molto difficile che le vittime trovino la forza di denunciare i propri strozzini. Oltre agli effetti della crisi che abbiamo subito negli anni scorsi, un impatto negativo l’ha provocata la stretta creditizia praticata dalle banche nei confronti degli imprenditori, fenomeno, purtroppo, che continua ancora adesso». Come per le estorsioni, anche i dati regionali sulle denunce per usura vedono il Nordest, e in particolar modo l’Emilia Romagna, tra le realtà più colpite: tra il 2010 e il 2016 la percentuale è salita di oltre 266 punti. Seguono la Calabria (+100 per cento) e le Marche (+85,7 per cento).
L’ANALISI. La diminuzione delle denunce in Abruzzo, così come avvenuto anche in Sicilia (nella stessa percentuale), in Campania (meno 26%), in Toscana (meno 52%), non è detto che corrisponda anche a una bassa incidenza del fenomeno, che potrebbe nascondersi nella dimensione di paura e omertà nella quale precipitano le vittime. Una delle cause che probabilmente ha spinto molti piccoli commercianti e artigiani tra le braccia degli usurai, spiega la Cgia «è il perdurare del credit crunch (la stretta creditizia, ndr) praticato dalle banche agli imprenditori. Rispetto alla fine del mese di giugno del 2011, nello stesso mese di quest’anno l’importo complessivo dei prestiti bancari alle imprese è stato inferiore di quasi 217 miliardi di euro. Le sofferenze in capo alle imprese sono ancora elevate (101 miliardi di euro a fine giugno 2018), nonostante nell’ultimo anno si sia registrata una vendita

