Le intercettazioni del super teste e il falso certificato

Nell’inchiesta parallela anche medico, moglie e figlia «Dobbiamo far risultare che non sei in grado di intendere»
PESCARA. Nel processo sulla così detta Mare-monti, sulla mancata realizzazione della strada statale 81 nell’area vestina, dove tutti gli imputati sono stati prosciolti per prescrizione e che resta in piedi soltanto per i presunti reati delle società di Toto e Strassil, ieri doveva essere la giornata della verità. L’ormai attesa deposizione del teste chiave, il geometra Giuseppe Cantagallo, che con le sue dichiarazioni fece partire l’inchiesta che portò ad alcuni arresti e al sequestro di oltre 3 milioni di euro.
Ma neppure ieri il superteste si è presentato in aula e peraltro senza alcuna giustificazione, tanto che il collegio, per la prossima udienza del 15 gennaio, ne ha disposto l’accompagnamento coattivo con la forza pubblica. Ma Cantagallo fino ad oggi non si è mai presentato, facendo pervenire certificati medici, di cui uno ritenuto falso. Il tribunale, dunque, non ha ancora avuto la possibilità di testare la sua credibilità di accusatore principe. Non solo, ma il superteste adesso rischia anche un processo per una tentata estorsione ai danni del senatore Luciano D’Alfonso che in quella inchiesta era coinvolto in qualità di presidente della Provincia, uscito poi indenne dopo la rinuncia alla prescrizione e dopo l’assoluzione nel merito sentenziata dalla Corte d’appello dell’Aquila.
Cantagallo aveva chiesto per mail, all’allora governatore, 130mila euro per non andare a testimoniare al processo Mare-monti. Mail che D’Alfonso inviò in procura mettendo nei guai il geometra che era stato collaboratore topografico per quell’opera. Ebbene, quando la procura lo chiamò per interrogarlo sul tentativo di estorsione, fece arrivare il solito certificato medico.
Ma le intercettazioni telefoniche disposte dal procuratore aggiunto Anna Rita Mantini, incastrarono non solo lui, ma anche la moglie, la figlia e il medico aquilano Carmine Marini, che nelle telefonate confessa tutto.
Parlando con la moglie di Cantagallo che aveva i contatti con lui, le dice: «E allora sei tu che non vuoi capire che io vado in galera...non posso farti certificati falsi, me ne hai fatto fare uno quindici giorni fa», e poi ancora, «Filomena è falso se tu mi dici che è vero mi stai a pigliare per il c..., capito? Perché mi stai a lasciare nella merda».
Gli investigatori erano andati nel suo studio per acquisire la cartella clinica di Cantagallo, ma il medico non aveva nulla e quindi chiede aiuto alla moglie del geometra. «Io ti ho fatto tutti i certificati per telefono, ma non si può fare...l’ho fatto per aiutarti, ma adesso devo sistemare le carte e mi devi aiutare. Il medico curante lo conosci tu, sai il modo di trovarlo e farti dare tutto quello che ha, me lo devi far riavere»; «un professionista non può rilasciare un certificato se il paziente non sta lì davanti a lui».
Dopo quello che era accaduto e dopo l’avviso di garanzia, moglie e figlia prendono le redini della questione per cercare di uscire da quel grosso problema. E soprattutto per evitare di mandare Cantagallo a rendere l’interrogatorio in procura. «Tu ti devi stare zitto», dice la moglie al marito, «che ca... vai combinando, ma se ci hai perso due cause con lui, gli vai mettendo ste cose di nascosto, a fare l’accordo», il riferimento alla mail inviata da Cantagallo a D’Alfonso. E anche la figlia interviene dicendo che dovranno far risultare che lui non è in grado di intendere e di volere altrimenti ci rimetteranno altri soldi, come scrivono nell’informativa conclusiva i carabinieri-forestali del colonnello Angelozzi. «Adesso la devi buttare così perché sennò ci rimetti altri soldi, lo hai capito?», dice la figlia al padre. «Quindi dobbiamo far risultare che non sei in grado di intendere...fai mandare un certificato medico dove tu dici che non sei in grado di poter andare a sottoporti all’interrogatorio che hai dei flash, delle cose». Un’inchiesta che si riflette direttamente sul processo Mare-monti e che mina la credibilità del principale teste d'accusa di tutto il processo.

