Le multe non fermano gli ambulanti sulle spiagge

Commercianti spesso abusivi. E i bagnanti si dividono, c’è chi compra e chi no
PESCARA. La tentazione di comprare il braccialetto con i colori biancazzurri o la borsetta griffata, c'è. Ma la paura delle multe blocca ogni intenzione di shopping balneare. Oppure, molto ben informati sulle norme di legge, i bagnanti si guardano intorno alla ricerca di una divisa. E se non la si avvista, scatta l'acquisto furtivo. In pochi sanno che i controlli anticontraffazione ci sono, con gli agenti della polizia municipale in borghese che si mescolano alla folla degli amanti della tintarella.
In spiaggia, lungo il litorale da Montesilvano a Pescara, venerdì in tarda mattinata, di ambulanti, soprattutto abusivi, se ne vedono sempre meno rispetto al passato.
Decimati dalla stretta del vice premier Matteo Salvini che a luglio ha tirato fuori dal cilindro governativo la direttiva «Spiagge sicure» e annunciato denunce e multe salate, da 100 a 7.000 euro. È il rischio che corre chi acquista merce sulle spiagge, in particolar modo, capi griffati e taroccati, dagli ambulanti, molti senza permessi comunali in tasca per smerciare occhiali, ventagli, prolunghe da selfie, bracciali e collanine. Le denunce, per pratica abusiva di attività, sono a carico di chi pratica massaggi o tatuaggi sotto l’ombrellone.
Tra palme e ombrelloni passano e ripassano, da nord a sud e da sud a nord, gli storici ambulanti di colore. Senegalesi, per lo più. Che hanno già una clientela affezionata, conquistata negli anni, a cui raccontare dell'ultimo figlio nato e del lavoro che non c'è più come un tempo. «Fino all'anno scorso era un continuo, non ne potevo più di dire no, non voglio nulla», rivelano Maria Pia e Marilena sotto il sole dello stabilimento Hawaii, «anni fa compravamo parei, ora ne abbiamo i cassetti pieni. Queste persone vendono sempre le stesse cose e la paura di una multa ci frena. No, non rischiamo. Non abbiamo mai chiesto loro le autorizzazioni. Come facciamo a capire che non sono abusivi? Ci fanno pena, comunque. Questi ragazzi vanno aiutati, ma nei loro Paesi». Ci sono storie di nostrana disperazione, sotto l’ultimo sole d’agosto. Gianluigi Gileno, 60 anni, ex autista e imbianchino per sfamarsi, è furioso e si scaglia contro certi privilegi riservati agli stranieri: «Da tre anni dormo in spiaggia oppure in macchina, l'ultima casa che avevo, in via Lazio a Montesilvano, l'ho persa dopo essere rimasto disoccupato. Io sono italiano ma sono costretto a guardare gli stranieri che vengono aiutati economicamente dal governo». Sulle spiagge del litorale non dormono solo gli italiani. I bagnanti distesi sui lettini ci segnalano un lenzuolo bianco steso sulla corda, tra la spiaggia libera e uno stabilimento balneare, a proteggere la privacy di una tenda da campeggio. Accampato su una porzione di sabbia c'è un giovane di colore che ha l'ambizione di fare l'imbianchino. Ci fa strappare una pagina del taccuino per scriverci sopra i suoi riferimenti: nome, cognome, telefono, mail e profilo social.
Sarà il suo biglietto da visita per i prossimi giorni: «Mi serve per trovare lavoro». Ma non vuole che pubblichiamo il suo nome: «Se lo divulgate vi denuncio» è la minaccia, per niente velata. Alberto Di Girolamo, pescarese, è all'ombra col figlioletto. «Se passano ancora? Più di prima. Si guardi intorno». Il caso vuole che in pochi minuti, di venditori stranieri carichi di mercanzie, ne sfrecciano almeno quattro in tutte le direzioni. «Di solito non compro mai» dice il papà, «ma volevo regalare a mio figlio il braccialetto con i colori biancazzurri. Ne ho preso uno anche per me a 1,50 l’uno».
Nicola Trignano di Montesilvano fa notare che «non si può rischiare una multa salata per un cappello o un foulard». Mario Finardi, abruzzese della Brianza in vacanza a Pescara, va fiero del suo buon cuore. Con la famiglia, composta moglie, figlia e nipote, Miranda, Chiara e Tamara e gli amici tedeschi Giulio Cerasa e Carin, portano avanti numerosi progetti di solidarietà tra Togo e Ghana, in Africa: «Ci danno fastidio solo quelli che chiedono l’elemosina, perché chiedono soldi e in cambio non lasciano nulla», precisa il capofamiglia, «gli ambulanti li aiutiamo volentieri, hanno famiglie a carico come tutti. Ci vendono un accendino o un ventaglio e non fanno nulla di male. Altrimenti sarebbero costretti a delinquere e non è peggio? Siamo abituati a fare beneficenza all’estero figuriamoci se ci preoccupano i controlli qui».
Una vicina di ombrellone, che non vuole rivelare il nome ma dice di abitare in via del Circuito, aggiunge: «Non è vero che sono diminuiti, ne sono tantissimi, li vedo spesso sotto casa, completamente ubriachi. L’Italia ha bisogno di regole, non possiamo permetterci di vivere in un Paese dove ognuno fa quello che gli pare, dove andremmo a finire così? Ben vengano i controlli».

