Le scorribande dei 50 esemplari abruzzesi

30 Luglio 2017

L’ultimo censimento, tra l’area protetta del Parco nazionale e il perimetro esterno, risale a tre anni fa

VILLAVALLELONGA. Le incursioni dell’orso sono ormai routine per gli abitanti non solo di Villavallelonga, ma anche dei paesi limitrofi come Collelongo e Trasacco. Attualmente si muovono intorno all’area del parco circa 50 orsi, anche se il numero preciso non si conosce. L’ultimo censimento fatto sulla presenza del plantigrado risale al 2014, hanno precisato dal Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Gli orsi si trovano tutti tra l’area protetta e il perimetro esterno. All’epoca ne contarono 50 con una variabilità da 46 e 69. Il numero esatto però non si conosce. I pollai e i campi di mais vengono puntualmente assaliti oggi da Mario, a Villavallelonga, ieri da Morena e Sandrino. Tante solo le proteste degli allevatori che devono fare i conti con l’animale simbolo dell’Abruzzo sempre più vicino ai centri abitati e sempre più lontano dalle montagne.
L’ultimo episodio, in ordine di tempo, è quello avvenuto a fine maggio proprio a Villavallelonga. Una donna la figlia e una sua amica stavano rientrando a casa a piedi intorno alla mezzanotte. Camminavano tranquillamente per le stradine del loro paese quando hanno incontrato un orso, probabilmente proprio Mario, che vedendole si è alzato sulle zampe. Le tre per la paura sono scappate precipitosamente, mentre l’orso si è dileguato tra i boschi facendo perdere le sue tracce.
Un anno fa a Scanno è stata, invece, trovata morta Morena. L'orsacchiotta che il 22 maggio 2015 venne trovata a Villavallelonga da alcune guardie del parco che stavano partecipando ai funerali di una ragazza, era stata allevata nel Parco nazionale con l’ausilio di esperti arrivati anche dall’America e poi rilasciata. A distanza di pochi mesi, però, l’hanno trovata morta. Il decesso venne provocato da un’infiammazione ai denti. Solo due estati prima, invece, per mano dell’uomo morì l’orso Biagio. Un operaio dell’Anas di Pettorano sul Gizio sparò al plantigrado con i pallettoni usati per la caccia al cinghiale. Aveva paura che potesse avvicinarsi troppo alla sua famiglia e fargli del male. Con un fucile gli sparò quattro colpi e Biagio, noto nel territorio tra Pettorano e Sulmona, agonizzante scappò per le campagne cercando di fuggire alla morte che invece lo raggiunse di lì a qualche ora. In quell'occasione l'opinione pubblica si divise e tante furono le proteste arrivate non solo dall’Abruzzo ma da tutta Italia. (e.b.)
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