Le sue ultime ore prima di morire

18 Settembre 2017

Dalla festa per il permesso premio al padre Vincenzo all’agguato nel ristopub

PESCARA. Venerdì Antonio Bevilacqua era felicissimo. Per la sua famiglia non era un giorno come gli altri. Anziché pranzare a casa, in via Piemonte, a Montesilvano, Antonio e i suoi hanno raggiunto un ristorante di Pescara per trascorrere alcune ore con il capofamiglia, Vincenzo, in occasione di un permesso premio ottenuto durante una lunga detenzione. La moglie e la figlia sono andate a prenderlo all’uscita del carcere, dove è rinchiuso da anni, e poi, insieme, si sono spostati al locale.
Antonio, uno dei due figli maschi di Vincenzo, si è seduto a fianco al padre. E la solennità della giornata è tutta nella torta che è stata confezionata per l’occasione, con la dedica «Bentornato... da tutta la famiglia», con tanto di foto ricordo. Antonio ha avuto solo sei ore a disposizione da trascorrere con il padre, che poi è stato costretto a rientrare in carcere. Ma la giornata è comunque andata avanti all’insegna della festa, contrassegnata dalla gioia.
Sul tardi, verso l’una, il giovane è uscito di casa per comprare le sigarette. E non è più tornato nella casa di famiglia. È arrivato in via Verrotti, è entrato in una sala giochi e ha consumato una birra. Poi è andato nel ristopub vicino. Nel piazzale ha incontrato qualcuno che conosceva per cui non è tornato direttamente a casa e si è intrattenuto lì.
«Era tranquillissimo», racconta chi lo ha incontrato quella notte. «Aveva bevuto parecchio», aggiungono altri. Nel giro di un’ora è successo il peggio. Antonio ha discusso con le due persone già identificate dai carabinieri, per motivi che restano sconosciuti e si è spinto un po’ oltre con le parole, insultando uno degli interlocutori. Niente di trascendentale, ma quell’offesa non è stata digerita né perdonata. E Antonio ha pagato con la vita. (f.bu.)