Legato alla sedia e minacciato con la pistola

14 Settembre 2018

Tre rom arrestati dai carabinieri per aver preteso migliaia di euro da un tossicodipendente a cui hanno ceduto cocaina

PESCARA. Per ottenere il pagamento della droga non risparmiavano niente ai tossicodipendenti che avevano accumulato un debito con loro: minacce, intimidazioni, visite sotto casa. E uno dei malcapitati è stato perfino legato a una sedia e si è visto puntare una pistola alla testa. Questi i metodi usati da tre rom, arrestati dai carabinieri della compagnia di Pescara su disposizione del giudice per le indagini preliminari, al termine di un’indagine portata avanti dagli uomini dell’Arma. Gli arrestati sono tutti della famiglia Spinelli: Ferdinando, 60 anni, il figlio Sante, 31 anni, e il fratello di Ferdinando, Armando, 48 anni, volti già noti alle forze dell’ordine. L’operazione per catturarli, a Rancitelli, ha visto la partecipazione di una trentina di carabinieri, coordinati dal capitano Antonio Di Mauro, comandante della compagnia, con il personale del Nucleo cinofili di Chieti. E mentre Sante e Armando Spinelli sono finiti in carcere, Ferdinando è agli arresti domiciliari. Le accuse sono di spaccio continuato di stupefacenti in concorso, estorsione continuata in concorso e detenzione illegale di arma comune da sparo.
L’attenzione degli investigatore sui tre indagati si è accesa dopo la denuncia presentata da una vittima: un tossicodipendente che ha versato ai tre decine di migliaia di euro per varie cessioni di droga. L’uomo ha dovuto raschiare il fondo del barile per recuperare tutti i soldi di cui aveva bisogno, visto che spesso acquistava senza versare la somma dovuta. Prima ha svuotato i conti correnti in banca e poi ha chiesto un finanziamento di ventimila euro per fronteggiare le richieste degli spacciatori. Trattare con loro era impossibile: i tre non andavano per il sottile, stando alla ricostruzione dei carabinieri che si sono occupati delle indagini. Il debitore veniva minacciato tramite telefonate o attraverso i messaggi con frasi tipo «Ti spezzo le gambe». Riceveva visite sotto casa dei genitori. E in una occasione sarebbe stato legato a una sedia e minacciato di morte con una pistola che gli è stata puntata alla testa. Il prezzo della droga ceduta veniva maggiorato con il passare del tempo, anche nella misura del 60% rispetto a quanto pattuito inizialmente. E il giovane che ha deciso di raccontare tutto ai carabinieri per salvarsi da questo incubo ha pagato, negli anni, oltre 60mila euro.
L’attività dei carabinieri è cominciata a novembre del 2016. Dopo la denuncia del tossicodipendente sono cominciati i servizi di osservazione, pedinamento e controllo, abbinate a delle attività tecniche. E i carabinieri hanno accertato l’esistenza di una intensa attività di spaccio, tanto che parlano di «vera e propria centrale dello spaccio sgominata nel cuore di Rancitelli» con l’arresto dei tre. Le cessioni di droga sarebbero andate avanti dal mese di novembre del 2015 e gli accertamenti si sono concentrati in particolare sulle cessioni in favore di due clienti che si rifornivano con frequenza quasi settimanale per una somma di 100 euro per ogni grammo di cocaina. Quando i pagamenti non avvenivano in tempo reale rispetto alla consegna della droga, la somma dovuta cresceva a dismisura. E i metodi per ottenere il saldo erano decisamente spietati.
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