Legge elettorale, Marsilio sfida Pd e M5S

La prima riunione della Commissione Statuto finisce pari: il centrodestra non si spacca e l’opposizione si ricompatta
L’AQUILA. Nuova legge elettorale atto primo: Marco Marsilio che la propone non trova il centrodestra spaccato ma si accorge anche di non avere da subito i numeri sufficienti per spianare l’opposizione. Quindi prende tempo affidandosi alla diplomazia. Sull’altro fronte invece centrosinistra e M5S si riscoprono compatti.
A conti fatti si può dire che la prima riunione della Commissione Statuto sia finita con un pareggio. L’obiettivo del governatore è arrivare alle elezioni del 2024, in cui sarà ricandidato, con un collegio unico regionale, liste con più nomi, tripla preferenza di genere, sistema proporzionale ed elezione anche del candidato presidente che arriva terzo. E quindi ieri ha detto: «Non ci sono diktat o accordi di maggioranza che impongano a colpi di forza una modifica. Ma la legge attuale si può migliorare con alcune modifiche, a cominciare da quella che ritengo la più importante del collegio unico, perché consente di eleggere veri consiglieri regionali e non consiglieri comunali sotto mentite spoglie che si occupano solo del proprio campanile: una cosa che ha sempre indebolito la nostra regione. Capisco che non tutti gli attuali consiglieri hanno la forza, la cultura e la lungimiranza di uscire dal proprio confine. Ma spero che un percorso di approfondimento e confronto porti a maturare scelte di crescita per l’Abruzzo».
Ma il Pd ribatte: «Urge un tavolo sull'emergenza energetica, non uno su una legge elettorale scritta da un'unica mano per cambiare le regole a poco più di un anno dal voto. La discussione in Commissione ha dimostrato tutti i limiti di un disegno fuori tempo, divisivo e persino incompatibile con lo Statuto regionale. Noi non andremo a nessun confronto se i partiti della maggioranza non firmeranno tutti la stessa proposta, poi vedremo il contributo che potremo dare se ne avremo la possibilità», così il capogruppo dem, Silvio Paolucci.
Sulla stessa lunghezza d’onda i 5 Stelle: «La proposta di nuova legge elettorale è sbagliata», tuona Francesco Taglieri, «il collegio unico pone un importante tema sulla rappresentatività nelle aree interne, che identificano una vasta porzione di territorio ma con una bassa densità di popolazione. Si rischia di escludere», sottolinea il capogruppo M5S, «le aree montane dall’interesse della politica. Inoltre credo che la possibilità di eleggere anche il terzo arrivato tra i candidati presidente sia un becero tentativo di spacchettare l’opposizione. Sembra proprio che in un momento di estrema difficoltà per il Paese e la Regione il centrodestra abbia come primo pensiero quello dell’aumento delle attuali poltrone». No anche da Sandro Mariani (di Abruzzo in Comune) che fa una controproposta: voto disgiunto e doppio turno. E no al collegio unico da Pierpaolo Pietrucci e Marianna Scoccia. La Lega per ora non si pronuncia, a differenza degli ex leghisti di Valore Abruzzo, leggi Simone Angelosante, che boccia il collegio unico. E non solo. Forza Italia invece ha due anime: una favorevole (Lorenzo Sospiri), l’altra non rende pubblico il proprio dissenso. Ma il partito di Berlusconi è tenuto appeso (nel senso che per ora non può agire) dalla seconda proposta che la commissione Statuto è dovrà vagliare: la surroga del sottosegretario Umberto D’Annuntiis che spalanca le porte dell’Emiciclo al forzista Gabriele Astolfi. Ma che è slittata alla prossima riunione.
Impegno Civico infine si allinea a Marsilio. «Sono sempre stata favorevole al collegio unico. È il momento di pensare al nostro territorio come una realtà unica, superando campanili e orticelli che hanno frenato lo sviluppo dell'Abruzzo, con gli eletti in Regione più impegnati a fare i consiglieri comunali», è il commento di Sara Marcozzi, ex M5S. Il dibattito è aperto. (l.c.)

