Legnini: «Per me nessun paracadute»

22 Dicembre 2018

Il candidato presidente: «Non sarò capolista». Sanità e ricostruzione tra gli argomenti di una lunga intervista su Rete 8

PESCARA. Nessun “paracadute” per Giovanni Legnini, candidato alla presidenza della Regione a capo di una coalizione work in progress, aperta a tutte le forze moderate possibili. «Non ci penso neanche lontanamente», ha risposto ieri dagli studi televisivi di Rete 8, nel corso della trasmissione “I fatti e le opinioni”, alla domanda se intendesse candidarsi anche come capolista per avere un posto assicurato in Consiglio regionale. In studio, oltre al candidato governatore, il direttore di Rete 8, Carmine Perantuono, e il giornalista del Centro, Lorenzo Colantonio.
NESSUN PARACADUTE. «L’ho detto, e lo ribadirò domani (oggi, per chi legge, ndr: Legnini sarà al padiglione Becci dell’area ex Cofa, al Porto Turistico Marina di Pescara, per incontrare gli amministratori e i cittadini abruzzesi).
«Io ho avuto dalla vita pubblica molto più di quello che potessi immaginare. Dopo aver fatto esperienza di vicario del Capo dello Stato al Consiglio Superiore della Magistratura potevo stare altrove. Invece ho scelto di mettermi a disposizione della mia terra, della mia gente, con sacrificio, con sofferenza. Figuriamoci se mi serve il paracadute. Per fare cosa? Non mi devo paracadutare da nessuna parte. Se i cittadini vorranno che io guidi questa regione ne sarò contento. Se invece i cittadini vogliono il paracadute sono liberi di sceglierlo».
UNA RICHIESTA CORALE. «La mia candidatura certamente non è stata sollecitata da me, come tutti sanno. Il mio percorso decisionale è stato caratterizzato da un elevato tasso di sofferenza per ragioni del tutto immaginabili. Ma quando un numero così elevato di sindaci, che rappresentano le rispettive collettività ti chiede di mettere a disposizione la tua esperienza per il futuro di questa nostra amata, martoriata e bellissima regione, piena di potenzialità, non puoi dire di no. Se dici di no a quel tipo di sollecitazione, che tra l’altro si aggiunge a molte altre che mi sono pervenute da parte di chi fa politica, ma soprattutto da parte dei cittadini, delle espressioni del mondo dell’impresa, del lavoro e delle professioni, se dici di no, volti le spalle a quella regione che mi ha dato fiducia e nei confronti della quale io intendo restituire tutto ciò che ho avuto di buono».
BASTA CON LA FILIERA. Numerosi i temi trattati nel corso della trasmissione, dalla sanità alla ricostruzione, fino al vecchio cavallo di battaglia della cosiddetta “filiera amministrativa”.
In soldoni, la paventata esigenza di una sorta di continuità politica tra i vari enti che formano l’apparato dello Stato. «Quello della filiera», ha detto, «era uno degli argomenti forti della Democrazia Cristiana, un partito che ha fatto la storia del nostro Paese, in cui io non ho militato, ma nei confronti del quale nutro rispetto (e auspico che molti degli esponenti di quel partito vogliano sostenermi). I cittadini devono poter scegliere chi governa a prescindere dalla coincidenza del colore politico del Comune, della Regione e del Governo nazionale. In secondo luogo queste filiere durano poco. Io non so quanto durerà il governo gialloverde, non si possono fare previsioni. So che per governare occorrono forza, autorevolezza, capacità di riconoscere i problemi, di rappresentarli e risolverli».
LA SFIDA DELLA SANITÀ. Dopo il deficit e il commissariamento, il risanamento della sanità. Un lungo percorso che parte dalla giunta Chiodi e si conclude con la giunta D'Alfonso e l’assessore Silvio Paolucci.
«Ripartiamo da qui», ha detto Legnini nel corso del programma. «Io lo so che in virtù dei vincoli imposti dalla legge nazionale e dal regime commissariale si sono determinati sacrifici, conflitti, lacerazioni. Noi da lì dobbiamo ripartire, acquisendo la positività dell’equilibrio di bilancio raggiunto. L’unico criterio che ci deve guidare non è fare piacere a questo territorio o a quell’altro, ma verificare quali sono le scelte per soddisfare il diritto alla salute, che deve essere uguale per tutti. Se c’è una cosa che non potrò mai tollerare, ad esempio, è che a un cittadino di Pescara o Chieti si riesca a garantire il 100% del diritto alla salute, e a un cittadino di Schiavi di Abruzzo o di Campotosto solo il 50%».
I PROGETTI. «Bisogna lavorare a progetti e programmi ambiziosi, ma credibili e fattibili, e avere la forza e l’autorevolezza per realizzarli. Io penso che se i cittadini si rendono pienamente conto che alcuni problemi, non tutti - perché nessuno di noi ha la bacchetta magica - potranno essere effettivamente risolti, forse andranno a votare. La data del voto, rispetto alla quale io non voglio dire se è giusta o sbagliata, è il 10 febbraio. Certo votare a febbraio, come hanno detto alcuni sindaci, non sarà facile, ma non sarò io a dire: spostate le elezioni. Ci ha provato il Movimento Cinque Stelle, che in Abruzzo ha fatto una battaglia, legittima, perché si votasse il prima possibile, e a Roma ha depositato l’emendamento per spostare il voto a maggio. Si mettessero d’accordo».
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